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Psicoanalisi di famiglia

Da Dr.Zambello | dicembre 14, 2007

di Stefania Rossini

Si chiama telescopage. È stato inventato tra Francia e Argentina. Ora arriva in Italia. È l’ultima frontiera della dottrina freudiana. Indaga sui traumi delle generazioni passate  Siamo nei primi anni Settanta. Sdraiato sul lettino di una psicoanalista di Buenos Aires, un giovane uomo apatico e solitario che non ha mai avuto una relazione d’amore, sta parlando della crisi economica che ha travolto l’Argentina. Dice che ha difficoltà a continuare a pagarsi l’analisi e che un amico gli ha consigliato di comprare dollari, chiedendogli se ne conoscesse il valore. Ha risposto: due pesos, e l’amico gli ha fatto notare che un dollaro vale 500 pesos. L’uomo non è stupito del proprio errore, anzi sorride con dolcezza mentre sfiora una tasca della giacca come per assicurarsi che ci sia ancora del denaro. L’analista avverte che sta accadendo qualcosa di nuovo, non sa cosa, ma si lascia guidare da un’intuizione e chiede se quei dollari non possano appartenere a un’altra epoca, forse agli anni Quaranta, quando un dollaro valeva, appunto, due pesos. Soltanto dopo aver parlato si rende conto che il paziente a quel tempo non era ancora nato. Ma la risposta arriva pronta e vivace: “Sì, so per chi sono quei dollari. Sono destinati alla famiglia di mio padre, rimasta in Polonia dopo che lui era emigrato. Durante la guerra, ogni mese, inviava dei dollari. Ma a un certo punto nessuno ritirò più il denaro. Mio padre non ha mai parlato della famiglia e di quello che poteva essere accaduto”. È il momento centrale del bellissimo ‘caso di Mario’, con il quale la psicoanalista argentina Haydée Faimberg, che da tempo vive a Parigi, ha introdotto nella teoria e nella clinica il ‘telescopage delle generazioni’, vale a dire l’irruzione nel corso della terapia di esperienze o emozioni che sono appartenute ai padri o ai nonni, attraverso identificazioni che condensano tre generazioni. Mario, che approderà a una vita decente dopo altri anni di analisi, era rimasto imbrigliato in una storia non sua, tiranneggiato dal silenzio di un padre che non riconosceva l’annientamento della propria famiglia. Nello sforzo di proteggere il diniego paterno, era costretto a mantenere una sorta di morte interna. Comprare dollari che valevano 5 mila pesos, e non due, equivaleva ad ammettere che quei soldi inviati in Polonia non erano più stati ritirati Come possa una storia che non appartiene all’esperienza vissuta diventare parte costitutiva della psiche, è una questione nuova e controversa che, dopo un paio di decenni di latenza e di dibattiti di nicchia, sta investendo la comunità psicoanalitica. Sono ormai numerosi gli studiosi che vanno esplorando le influenze delle generazioni precedenti, rese più acute e patologiche nelle situazioni di segreto, nei lutti non elaborati, nei deliri, nelle colpe inconfessate, nei traumi subiti o inferti. Alcuni tendono addirittura a farne il fulcro della ricerca e della clinica.Argomento di frontiera, il transgenerazionale pone però più problemi di quanti, per ora, ne risolva. Dare piena cittadinanza a esperienze situate in altro spazio e tempo significa infatti andare oltre il passato infantile e l’ambiente nella formazione della personalità, cioè contro le fondamenta stesse della psicoanalisi, sia pure arricchite e approfondite da un secolo di ricerca. Per non parlare del rischio di tornare a diffondere una vulgata magica e automatica della terapia psicoanalitica: scoperto il segreto di famiglia, come una volta si credeva di potere scoprire il ‘trauma’ originario, si prende coscienza e i giochi sono fatti.È per questo che le tematiche generazionali stanno occupando la scena di incontri e congressi scientifici dei prossimi mesi. Si comincia, nei primi due giorni di dicembre al Campidoglio con il convegno promosso dal Centro psicoanalitico di Roma dal titolo ‘Generi e generazioni’. Il tentativo, preceduto da un ricco quaderno di studi appena uscito presso Franco Angeli (‘Genealogia e formazione dell’apparato psichico’) è quello di coniugare questo nuovo orizzonte di ricerca con il mutamento sociale. Lo sottolinea René Kaës, psicoanalista francese, autore di numerosi saggi sul tema, che terrà la relazione introduttiva: “La trasmissione della vita psichica tra le generazioni”, dice “è oggetto di un dibattito che nasce nelle società dove l’organizzazione sociale e culturale è stata destabilizzata nelle alleanze, nelle credenze nei miti e nelle ideologie”. Compito degli psicoanalisti sarebbe quindi quello di ricomporre fratture genealogiche individuali in una società che ha reso fluidi anche i confini collettivi. È anche la proposta di Patrizia Cupelloni, segretaria scientifica del Centro che vede la cura psicoanalitica pronta a indagare anche i “traumi soggettivi precedenti la formazione dell’Io: storie di più generazioni, storie di vincoli e di traumi, di risorse e di lutti rimasti inespressi”.

da:http://espresso.repubblica.it

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