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Biblioterapia, ansia e depressione combattute a colpi di romanzi
Da Dr.Zambello | luglio 2, 2008
Di Antonella Bersani
A volte basta un libro: Herman Hesse, i pensieri di Pascal. Anche Lev Tolstoj, Il gabbiano di Johnatan Livingston o Il Piccolo principe di Saint Exupéry. Opere classiche sugli scaffali delle biblioteche e nuova frontiera in Italia nella cura delle malattie psicoterapiche, ansia e depressione in particolare. Si chiama biblioterapia e comprende sia manuali di auto aiuto che romanzi. Libri insomma, che il terapeuta prescrive ai pazienti come “compito a casa” per aiutarli nel loro percorso terapeutico.
In Italia se ne parla soltanto da due o tre anni, ma nel mondo anglosassone il terreno è stato esplorato a lungo. Nata negli anni ‘30 negli Usa su impulso dello psichiatra William Menninger, oggi la biblioterapia è una prassi comune nei dipartimenti psichiatrici britannici e americani. “Negli Stati Uniti ci sono ben 3700 titoli dedicati all’autoaiuto” spiega Rosa Mininno, direttore scientifico della rete Nuove Dipendenze e fondatrice dell’unico sito italiano sul tema “In Inghilterra invece, la biblioterapia è una prassi adottata dal servizio sanitario nazionale e la lettura di manuali di auto aiuto viene prescritta come primo intervento nei casi meno gravi. Le autorità sanitarie hanno anche approvato una lista di 35 titoli ritenuti validi, con particolare riferimento alla cura di ansia, depressione, insonnia e disfunzioni sessuali”.
Anche in Italia la strada è ormai aperta: la Clinica Psichiatrica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania adotta infatti la biblioterapia per i propri pazienti nel trattamento della depressione, si moltiplicano le Asl che organizzano gruppi di lettura, mentre L’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha istituito una biblioteca per offrire a pazienti e familiari aiuto e informazioni scientifiche.
Funziona davvero? A livello internazionale esistono studi condotti attraverso “gruppi di controllo”, con gli stessi criteri della sperimentazione farmaceutica: si confrontano alcuni parametri legati al miglioramento e al benessere dei soggetti prima e dopo la lettura, paragonandoli poi a quelli dei pazienti che non hanno letto un libro. Le ricerche pubblicate nel 2003 sul Journal of Clinical Psychology ad esempio, confermano l’efficacia nei casi di live ansia o depressione, ma meno nei casi di dipendenze da alcol o tabacco. “Un buon libro è strumento di conoscenza, crescita cognitiva, psicologica e sociale” conclude Rosa Mininno “Può servire dunque anche a bambini e adolescenti per curare problemi comportamentali, come la scarsa autostima o il bullismo. Attenzione però: mai fidarsi di manuali che promettono guarigioni in 24 ore”.
da: http://blog.panorama.it
Commento del Dott. Zambello
Sono certo che i libri abbiano segnato la mia vita. Ho letto molto, un po’ di tutto, forse in maniera un po’ disordinata ma sono consapevole che ciò che conosco è così poco, quasi incommensurabile rispetto a quanto la letteratura di ogni tipo possa offrire. E’ per questo che quando qualcuno mi chiede un titolo, al massimo dico cosa io sto leggendo ma subito aggiungo: andate in libreria e guardate i libri, leggetene i titoli, le prefazioni, alcune pagine interne e lasciatevi andare, troverete sicuramente il libro per voi.
Se ci penso bene, è successo così anche a me. In fondo il mio interesse per la psicoanalisi è iniziato che avevo 16, 17 anni a seguito di una vera affascinazione che avevo provato leggendo ” Che cos’é la psicoanalisi” di Pierre Daco, psicoanalista junghiano. Poi, ci ho messo quasi 30 anni per realizzare quel sogno che avevo fatto a 17 anni. Ogni uno di noi segue la sua strada, nessuno la può pre-definire ma i libri possono indicarla, sono come un cartello stradale che improvvisamente appare se uno si è smarrito. Unica condizione: che siamo noi a guidare.
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