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	<title>Commenti a: Droghe e Spiritualità</title>
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	<description>Studio Psicoterapeutico e Psicoanalitico Via Melchiorre Gioia 171 - 20125 Milano -Tel.02/6697907</description>
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		<title>Di: Melkidesek</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2009/12/25/droghe-e-spiritualita/comment-page-1/#comment-2173</link>
		<dc:creator>Melkidesek</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 08:58:29 +0000</pubDate>
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		<description>Per quanto riguarda l&#039;ayahuasca e il suo potere di intensificare enormemente gli stati di coscienza aprendoli verso la dimensione del sacro, c&#039;è oggi una letteratura in incremento. Il testo più autorevole finora pubblicato è quello di Benny Shanon docente di psicologia cognitiva all&#039;università di Gerusalemme, &quot;The Antipodes of the Mind: Phenomenology of the Ayahuasca Experience&quot;. 

L&#039;uso dell&#039;ayahuasca è vecchio di millenni. Viene usata dagli sciamani in Perù e Amazonia ed è presente all&#039;interno di movimenti religiosi di matrice cristiana in Brasile. 

Non si tratta di scorciatoie. L&#039;uso della ayahuasca prevede, successivamente, un percorso quotidiano non sempre agevole. Non è un dispositivo automatico né una bacchetta magica. E&#039; uno straordinario strumento conoscitivo per l&#039;espansione del sé che si trova in natura. Non c&#039;è assolutamente niente di ricreativo in esso, richiede coraggio e molta disciplina. 

La dimensione del simbolico è il ponte di congiunzione tra la coscienza individuale e quella trascendente. Il simbolico è vivificante in quanto esso è nutrimento della psiche ed è rammemorante di una realtà che travalica quella meramente empirica. 

A questa consapevolezza teorica del simbolo come archetipo indipendente e superiore alla coscienza individuale a cui è intimamente legato, l&#039;ayahuasca offre una verifica empirica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto riguarda l&#8217;ayahuasca e il suo potere di intensificare enormemente gli stati di coscienza aprendoli verso la dimensione del sacro, c&#8217;è oggi una letteratura in incremento. Il testo più autorevole finora pubblicato è quello di Benny Shanon docente di psicologia cognitiva all&#8217;università di Gerusalemme, &#8220;The Antipodes of the Mind: Phenomenology of the Ayahuasca Experience&#8221;. </p>
<p>L&#8217;uso dell&#8217;ayahuasca è vecchio di millenni. Viene usata dagli sciamani in Perù e Amazonia ed è presente all&#8217;interno di movimenti religiosi di matrice cristiana in Brasile. </p>
<p>Non si tratta di scorciatoie. L&#8217;uso della ayahuasca prevede, successivamente, un percorso quotidiano non sempre agevole. Non è un dispositivo automatico né una bacchetta magica. E&#8217; uno straordinario strumento conoscitivo per l&#8217;espansione del sé che si trova in natura. Non c&#8217;è assolutamente niente di ricreativo in esso, richiede coraggio e molta disciplina. </p>
<p>La dimensione del simbolico è il ponte di congiunzione tra la coscienza individuale e quella trascendente. Il simbolico è vivificante in quanto esso è nutrimento della psiche ed è rammemorante di una realtà che travalica quella meramente empirica. </p>
<p>A questa consapevolezza teorica del simbolo come archetipo indipendente e superiore alla coscienza individuale a cui è intimamente legato, l&#8217;ayahuasca offre una verifica empirica.</p>
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		<title>Di: Dr.Zambello</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2009/12/25/droghe-e-spiritualita/comment-page-1/#comment-1533</link>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 09:11:51 +0000</pubDate>
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		<description>Gent.mo Dottore,
non si tratta di saper rischiare e potercela fare. Né mi creda, almeno per quanto mi riguarda,  non professo alcuna fede, tanto meno rispetto a Jung. Lei sa che lui non avrebbe mai voluto che si costituissero delle scuole che si rifanno alle sue idee,  convinto come era che la via, il percorso, l&#039;individuazione, é così diversa, per ogni uno di noi e ogni pre-codificazione del percorso é quindi forviante. Per quanto riguarda il tema: si é vero,  non credo alle illuminazioni, alle scorciatoie. La via della conoscenza, della consapevolezza é dura e passa attraverso la fatica quotidiana.  Si, come era stato detto fin dalla Genesi.  Tutto il resto é frutto del &quot;diavolo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gent.mo Dottore,<br />
non si tratta di saper rischiare e potercela fare. Né mi creda, almeno per quanto mi riguarda,  non professo alcuna fede, tanto meno rispetto a Jung. Lei sa che lui non avrebbe mai voluto che si costituissero delle scuole che si rifanno alle sue idee,  convinto come era che la via, il percorso, l&#8217;individuazione, é così diversa, per ogni uno di noi e ogni pre-codificazione del percorso é quindi forviante. Per quanto riguarda il tema: si é vero,  non credo alle illuminazioni, alle scorciatoie. La via della conoscenza, della consapevolezza é dura e passa attraverso la fatica quotidiana.  Si, come era stato detto fin dalla Genesi.  Tutto il resto é frutto del &#8220;diavolo&#8221;.</p>
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		<title>Di: Davide</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2009/12/25/droghe-e-spiritualita/comment-page-1/#comment-1531</link>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 00:38:21 +0000</pubDate>
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		<description>Poco fa leggevo con interesse proprio un articolo di Grof, e ora m&#039;imbatto nel suo post: che &quot;caso&quot; buffo! Mi ricordo che quando le accennavo dell&#039;uso sciamanico della ayahuasca lei era diffidente. Mi chiedo, però, fino a che punto questa diffidenza sia giustificata: un&#039;approccio rispettoso a questo tipo di esperienze, con la cautela e la consapevolezza necessarie ad evitare conseguenze negative (peraltro rare), può essere benefico. Di fatto (veda per esempio le ricerche di Charles Grob) ci sono persone che addirittura con una sola sessione di ayahuasca, condotta in un setting tradizionale e &quot;religiosamente&quot;, hanno superato difficoltà di vario genere, tra cui dipendenze da alcool e fumo. Al di là della fedeltà ai testi jungiani, non si può forse volare ancora più in alto, magari una sola volta nella vita? In fondo basta essere un poco più prudenti di Icaro...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Poco fa leggevo con interesse proprio un articolo di Grof, e ora m&#8217;imbatto nel suo post: che &#8220;caso&#8221; buffo! Mi ricordo che quando le accennavo dell&#8217;uso sciamanico della ayahuasca lei era diffidente. Mi chiedo, però, fino a che punto questa diffidenza sia giustificata: un&#8217;approccio rispettoso a questo tipo di esperienze, con la cautela e la consapevolezza necessarie ad evitare conseguenze negative (peraltro rare), può essere benefico. Di fatto (veda per esempio le ricerche di Charles Grob) ci sono persone che addirittura con una sola sessione di ayahuasca, condotta in un setting tradizionale e &#8220;religiosamente&#8221;, hanno superato difficoltà di vario genere, tra cui dipendenze da alcool e fumo. Al di là della fedeltà ai testi jungiani, non si può forse volare ancora più in alto, magari una sola volta nella vita? In fondo basta essere un poco più prudenti di Icaro&#8230;</p>
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