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	<title>Psicoterapia Junghiana &#187; Problemi sociali</title>
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	<description>Studio Psicoterapeutico e Psicoanalitico Via Melchiorre Gioia 171 - 20125 Milano -Tel.02/6697907</description>
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		<title>Tra arte e spiritualità: mandala in mostra a Villa Pomini</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 07:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Castellanza Sabato 29 novembre si è inaugurato, presso la ritrovata sede espositiva di Villa Pomini, un altro evento espositivo a cura dell&#8217;Assessorato alla Cultura di Castellanza, stavolta in collaborazione con l&#8217;Associazione &#8220;Iris&#8221;, organizzazione attiva nella creazione e diffusione degli oggetti d&#8217;arte in mostra, ovvero i mandala.
L&#8217;esibizione &#8220;L&#8217;arte dei Mandala. Forme che creano&#8221; si propone difatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://kalachakranet.org/images/minddeities.gif" />Castellanza Sabato 29 novembre si è inaugurato, presso la ritrovata sede espositiva di Villa Pomini, un altro evento espositivo a cura dell&#8217;Assessorato alla Cultura di Castellanza, stavolta in collaborazione con l&#8217;Associazione &#8220;Iris&#8221;, organizzazione attiva nella creazione e diffusione degli oggetti d&#8217;arte in mostra, ovvero i mandala.</p>
<p>L&#8217;esibizione &#8220;L&#8217;arte dei Mandala. Forme che creano&#8221; si propone difatti di offrire al pubblico un vero e proprio percorso guidato all&#8217;interno di questo universo artistico di antiche e lontane origini, che non è soltanto un&#8217;espressione da ammirare con gli occhi quanto, piuttosto, da comprendere nel messaggio simbolico di cui si fa portatrice. Le 20 opere esposte saranno quindi accompagnate da schede di approfondimento, che aiuteranno a recepire i valori trasmessi, non trascurando i materiali e i modi che storicamente sono stati utilizzati nelle varie culture (dalla pittura su legno nell&#8217;Australia degli aborigeni alla più volatile sabbia della millenaria tradizione tibetana); in questo caso, i mandala realizzati dall&#8217;Associazione &#8220;Iris&#8221; utilizzano una tecnica particolare che prevede l&#8217;utilizzo di sabbia e sassi, portati a una compattezza e stabilità consoni allo status classico del manufatto artistico, occidentalmente inteso.</p>
<p>La storia del Mandala (letteralmente, &#8220;cerchio&#8221;) si perde in effetti nella notte dei tempi, dal momento che svariate culture contemplano questa forma di espressione: secondo i buddhisti, Mandala è addirittura il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro, che attraverso le immagini fisiche è possibile ripercorrere mentalmente, giungendo alla conoscenza più assoluta. Se l&#8217;equivalente induista del mandala è lo Yantra, è pur vero che il più antico disegno simbolico (geometrico e concentrico) di cui si ha notizia è una &#8220;ruota solare&#8221; risalente al Paleolitico. Non mancano neppure gli esempi cristiani, che possono essere rintracciati già nei &#8220;Cristo in mandorla con Evangelisti&#8221; del primissimo Medioevo, come nei rosoni delle successive chiese romaniche.</p>
<p>Sulla scorta del grande studioso Carl Gustav Jung, si può quindi definire il Mandala come il tentativo di riportare l&#8217;ordine originale del mondo o, che è poi lo stesso, dare al mondo un ordine nuovo, infondendo le proprie energie creative.</p>
<p>Per informazioni: Ufficio Cultura, tel. 0331.526.263, e-mail: cultura@comune.castellanza.va.it</p>
<p>Caterina Porcellini</p>
<p>Da: http://www.cittaoggiweb.it   </p>
<p><strong><em>Commento del dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em><strong><em><span style="font-family: 'Trebuchet MS'" lang="EN-GB">Scrive Jung<span>  </span>in <span> </span>Mysterium Coniunctionis – vol XIV – Boringheri:</span></em></strong></em><em><span lang="EN-GB"><o></o></span></em></strong><strong><em><span style="font-family: 'Trebuchet MS'" lang="EN-GB"><span> </span></span></em></strong><strong><em><span style="font-family: 'Trebuchet MS'">“ Nel mito l’eroe è quello che vince il drago e non chi ne viene invece divorato… un uomo del genere ha conquistato il suo stesso Sé… e ha raggiunto ciò che l’alchimista chiamava Unio Mentalis. Questo fatto di solito è raffigurato da un mandala” . Il mandala, quindi, come rappresentazione del processo di <span> &#8221;</span>individuazione&#8221;. </span></em></strong><em><o></o></em><br />
 </p>
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		<title>Tra Psicologia Clinica e Psichiatria</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/07/01/tra-psicologia-clinica-e-psichiatria/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 07:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  DANILO DI MATTEO 
Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor Giovanni Stanghellini, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor Mario Fulcheri, docente di Psicologia Clinica.

Il professor Mario Reda e il professor Adolfo Pazzagli hanno sottolineato l&#8217;importanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif">di:  <span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-weight: normal; font-size: 8pt; font-style: normal; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><strong><font color="#112544">DANILO DI MATTEO</font></strong></span></span></span> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><strong><em>Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor <font color="#112544">Giovanni Stanghellini</font>, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor <font color="#112544">Mario Fulcheri</font>, docente di Psicologia Clinica.</em></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"><img src="http://www.gaiavicenzi.com/index.1.gif" />Il professor <strong>Mario Reda</strong> e il professor <strong>Adolfo Pazzagli</strong> hanno sottolineato l&#8217;importanza di un approccio umanistico al disagio psichico. La diagnosi non potrà limitarsi alla descrizione di un disturbo, ma dovrà consistere nella ricerca compiuta dal paziente con l&#8217;aiuto del terapeuta volta a spiegarlo; cioè, innanzitutto, a dargli un senso. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">E l&#8217;empatia non è solo la capacità di partecipare emotivamente alle vicende altrui, ma anche quella di coglierne i significati. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Più in generale, poi, è un formidabile strumento terapeutico il gioco di rimandi emotivi fra paziente e terapeuta; o, in termini psicoanalitici, la dinamica del transfert e del controtransfert. Oggi, invece, si tende troppo spesso a vedere nelle emozioni un tratto abnorme e patologico presente anche nei sani, quando invece la salute è proprio nella capacità di modularle e di goderne. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">La tentazione della psichiatria di oggettivare la persona è forte, proprio mentre, paradossalmente, la medicina interna si sforza oggi di valorizzare la dimensione soggettiva e dialogico-relazionale dei disturbi. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Così è anche per la biografia, che non può ridursi alla storia clinica del soggetto, tralasciandone i vissuti e ignorando la sua &#8220;corresponsabilità&#8221; in ciò che gli accade.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Il professor <strong>Mario Rossi Monti</strong>, a propria volta, ha ricordato le diverse matrici della psicologia clinica: la psicoanalisi, la psicologia sperimentale, il comportamentismo. E la psicoanalisi e la fenomenologia sono nate proprio dal rapporto umano col paziente. Egli ha poi passato in rassegna alcune &#8220;ovvietà&#8221;: luoghi comuni che, pur avendo un fondo di verità, non possono esaurire la comprensione del disagio mentale. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">E oggi persino autorevoli psichiatri di indirizzo biologico evidenziano l&#8217;importanza del &#8220;fattore umano&#8221; e del contesto al fine di un valido atteggiamento terapeutico. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Può essere talora opportuno, per orientarsi, semplificare il quadro, senza però mai ignorarne la complessità. Anche perché la stessa ricerca scientifica non è solo quantitativa; talora, anzi, è proprio qualitativa. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">La psicopatologia, così, nell&#8217;equilibrio fra i tre aspetti nei quali si declina &#8211; generale, clinica e antropofenomenologica &#8211; può fornire una preziosa bussola alla psicologia clinica e alla psichiatria, ponendosi per così dire come loro interfaccia. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Basti pensare agli organizzatori psicopatologici, in grado di gettare un po&#8217; di luce su situazioni anche gravi di sofferenza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Al termine della mattinata vi è stato un vivace scambio di pareri fra il pubblico e i relatori. Nel pomeriggio si è svolta l&#8217;ultima sessione del convegno, dedicata al rapporto fra Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze.</span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">(Tratto dal quotidiano &#8220;<em>Cronaca d&#8217;Abruzzo</em>&#8221; di domenica 29 giugno 2008)</span></p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p></span></span></span></p>
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		<title>Formazione in psicoterapia ed assistenza psicologica nell&#8217;ASL Napoli 1</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/06/25/formazione-in-psicoterapia-ed-assistenza-psicologica-nellasl-napoli-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  MAURIZIO MOTTOLA 
Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi -che hanno terminato l&#8217;iter formativo- della Scuola Sperimentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">di:  MAURIZIO MOTTOLA </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><img src="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2007/11/disagio.jpg" />Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno <em>La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università</em>, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi <strong>-</strong>che hanno terminato l&#8217;iter formativo<strong>-</strong> della <em>Scuola Sperimentale per la</em> <em>Formazione in Psicoterapia</em> dell&#8217;Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Infatti venerdì 11 luglio 2003, presso il Ministero dell&#8217;Istruzione Università e Ricerca (MIUR), la <em>Commissione per la valutazione dell&#8217;idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia</em> approvò<span>  </span>la <em>Scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate </em>(G<strong>.</strong>U<strong>. </strong>n<strong>.</strong> 201 del 30/8/ 2003), promossa dall&#8217;ASL Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">E&#8217; stata la prima scuola di formazione in psicoterapia promossa da una Azienda Sanitaria Locale, che <strong>-</strong>oltre ad essere la più grande d&#8217;Italia per bacino di utenza<strong>-</strong> ha acquisito anche la caratteristica di essere la prima d&#8217;Italia ad avere promosso una scuola di formazione in psicoterapia e ad averne acquisito<span>  </span>il relativo riconoscimento ministeriale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Tale scuola è scaturita da anni ed anni di sperimentazione didattica nel campo delle scienze umane<span>  </span><strong>-</strong>con particolare riguardo alle discipline psicologiche, psichiatriche e psicoterapeutiche<strong>-,</strong> avviata dall&#8217;iniziale scuola fondata dallo psichiatra <em>Sergio Piro</em> , chiamata <em>semantico connessionale</em><span>  </span><strong>-</strong>fino al 1988<strong>-</strong>, <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>fino al 1999<strong>-</strong> e <em>scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate</em><span>  </span><strong>-</strong>dal 2001<strong>-.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Questi i principali assunti di riferimento<strong>:</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">non vi è possibilità di una nuova operatività senza una nuova didattica<strong>;</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">il sapere e la conoscenza non appartengono alle singolarità autosufficienti e ripiegate su se stesse, ma sono un fatto sociale e comunitario ed un <em>mettere in comune</em>, che solo nello scambio vivo e partecipato/partecipante con l&#8217;altro acquistano il loro valore ed il loro senso<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Pertanto la cura ad orientamento <em>antropologico trasformazionale</em><span>  </span><strong>-</strong>nel riconoscersi come filiazione epistemologica del mutamento operazionale determinato dalla legge 180 di riforma psichiatrica<strong>-</strong><span>  </span>individua un inedito dispositivo di cura<strong>:</strong> il <em>soggetto collettivo curante</em><strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
La differenza fondamentale tra questo approccio e quello delle psicoterapie storiche ed attuali è tutta in questo punto<strong>: </strong>per le psicoterapie in genere il terapeuta è l&#8217;unico titolare della <em>terapeuticità</em> del processo di cura, mentre l&#8217;orientamento <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>che discende direttamente dal lavoro di pratica sociale e di ricerca clinica all&#8217;interno dei servizi di salute mentale<strong>-</strong><span>  </span>utilizza una <em>terapeuticità diffusa, collettiva, transindividuale</em><strong>.</strong> Soprattutto il processo di <em>deospedalizzazione</em> scaturito dalla legge 180 di riforma psichiatrica ha evidenziato l&#8217;importanza di strategie terapeutiche non meramente duali, ma appunto fondate sui paradigmi conoscitivi ed applicativi della intersoggettività dell&#8217;incontro interpersonale allargato al discorso comunitario<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Dunque con l&#8217;approccio <em>antropologico trasformazionale</em> si intende affrontare tutto ciò che è volto alla descrizione ed alla ricerca scientifica sulle trasformazioni dell&#8217;orizzonte conoscitivo ed emozionale delle collettività e delle singole persone<strong>.</strong> Ne scaturisce una modalità operazionale che direttamente deriva dalla consapevolezza fenomenologica della complessità del reale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Comunque nell&#8217;ASL Napoli 1 è funzionante il <em>Dipartimento di Psicologia</em>, che<strong> </strong>secondo l&#8217;Atto Aziendale dell&#8217;ASL Napoli 1 svolge le seguenti funzioni<strong>:</strong></span>
</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">&#8220;</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Il Dipartimento di Psicologia realizza l&#8217;integrazione delle attività psicologiche svolte dalle Unità Operative di psicologia territoriale ed ospedaliere allo scopo di<strong>:</strong> <strong>-</strong>costituire reti di servizi come offerta integrata alla complessità della domanda psicologica nelle sue componenti di prevenzione, diagnosi e terapia del disagio psichico, nonché la formazione degli operatori<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>favorire, attivando idonee modalità di comunicazione ed interrelazione, il coordinamento delle attività svolte dalle Unità operative di Psicologia Territoriali e ospedaliere e le altre Unità Operative<strong>;</strong> <strong>-</strong>allocare le risorse umane in modo dinamico e flessibile<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>programmare attività di formazione che sostengano le motivazione degli operatori al fine di migliorare qualitativamente le prestazioni offerte<strong>;</strong> <strong>-</strong>definire gli ambiti territoriali attribuiti alle singole Unità operative di Psicologia<strong>.</strong> Il Dipartimento di Psicologia ha inoltre la funzione di assicurare<strong>:</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>la collaborazione interistituzionale a livello locale, nazionale e sopranazionale per la promozione della salute psichica<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>la rivelazione dei flussi informativi anche al fine di individuare specifici fattori di rischio<strong>; </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>livelli uniformi di assistenza psicologica curando in particolare la semplificazione delle procedure di accesso dei cittadini alle prestazioni richieste accogliendo e decodificando la complessità della domanda relativa al disagio psichico<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>l&#8217;elaborazione di linee guida volte all&#8217;accoglimento ed al soddisfacimento della richiesta di aiuto relativa alla complessità del disagio psichico proveniente dal territorio, alla definizione ed attivazione di percorsi terapeutici, privilegiando interventi per progetti<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>il rispetto dell&#8217;equità e continuità nell&#8217;erogazione delle prestazioni attraverso la modulazione di interventi idonei a raggiungere le fasce di popolazione più a rischio<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>il coordinamento delle attività di tirocinio per gli studenti, laureati e specializzandi in psicologia<strong>;</strong> <strong>-</strong>la promozione della partecipazione dei cittadini individuando programmi di informazione e attività di prevenzione rivolte alla Comunità<strong>.&#8221;.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong><font color="#112544">I</font></strong></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">l Dipartimento di Psicologia dell&#8217;ASL Napoli 1 è così articolato<strong>:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica, Psicoterapia e Formazione Psicodinamica, presso il Distretto 51<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Psicoterapia, presso il Distretto 47<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Prevenzione Salute Mentale Donna e Centro Clinico per il </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span>   </span>Maltrattamento in Famiglia, presso il Distretto 46<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e dell&#8217;Età Evolutiva, presso il Distretto 51<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Vi lavorano 3 direttori e 25 dirigenti (17 psicologi e 8 medici), che erogano le seguenti prestazioni ed effettuano le seguenti attività<strong>:</strong></span></p>
<ul type="disc" style="margin-top: 0cm">
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">colloqui di consulenza psicologica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">diagnosi di valutazione psicologico<strong>-</strong>clinica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze per disturbi psicosomatici e delle condotte alimentari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze psicosessuologiche<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze psicologiche per lo sport<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">prevenzione, diagnosi e cura del disagio psicologico dei bambini, degli adolescenti e dei loro familiari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze e interventi psicosociali per operatori di istituzioni (scuola, Comune, eccetera)<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze e informazioni per operatori di istituzioni e associazioni<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">interventi di prevenzione individuale e collettiva dei rischi per la salute psicologica, in particolare attraverso attività di counselling negli istituti scolastici<strong>.</strong></span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Essendo l&#8217;accessibilità uno dei fattori della qualità ottimale, in quanto esprime il massimo che un sistema sanitario può mettere a disposizione dei cittadini, incrementandone così la propria efficienza, è auspicabile che tale Dipartimento di Psicologia sia potenziato nelle sue articolazioni territoriali che sono le Unità Operative di Psicologia Clinica<strong>:</strong> in tal modo fasce della popolazione non abbiente e non in grado quindi di sostenere i costi di una psicoterapia (o comunque di un sostegno psicologico) a livello libero professionale e che rivolgendosi ai servizi sanitari pubblici spesso ricevono solo dei trattamenti di urgenza ed emergenza non sarebbero dunque più precluse di fatto all&#8217;accesso alla psicoterapia (o comunque al sostegno psicologico)<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Poiché prevenire è far sì che i disagi ed i disturbi non si trasformino in conclamate malattie, ecco che la psicoterapia ed il sostegno psicologico si rivelano uno strumento efficace in tal senso ed attualizzano una concreta prevenzione, purché se ne potenzi per davvero l&#8217;accessibilità<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;Asl N° 1 di Napoli é  stata la prima e una delle poche a mettere a bando ancora diversi anni fa posti per psicoterapeuti,  poi ha fatto una  Scuola riconosciuta dal Ministero per la specializzazione in psicoterapia. Questo é far prevenzione.  E&#8217; incredibile però come tutti i giorni, giornali e  telegiornali ci ammorbino con le notizie dei rifiuti e passa l&#8217;idea che Napoli sia solo quel problema,  quando invece dimostrano di avere una sensibilità ed una genialità che però conviene tacere, magari per poter investire in un&#8217;altra  clinica privata . </em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mente in Pace: dai manicomi al territorio, lo stigma odierno</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 05:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno

di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace
Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 febbraio 1904 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno<br />
</em></strong></p>
<p>di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace</p>
<p><img src="http://www.improntesociali.info/immagini/permano.jpg" />Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 febbraio 1904 sanciva che: “<em>Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualsiasi causa da alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi</em>”. Alla base di questa legge così come del pensiero comune vi erano i pregiudizi legati alla figura del disagiato psichico quali la violenza, l&#8217;irrecuperabilità, la pericolosità, l&#8217;incomprensibilità. Evidentemente nella coscienza collettiva il malato mentale continuava ad essere senza soggettività, considerato completamente succube del suo male e di conseguenza soggetto da soggiogare.</p>
<p>Intorno al 1930 avvenne un cambiamento. Ai malati mentali vennero applicate delle nuove terapie di shock (insulinico, malarico, elettro convulsivo). Queste da un lato annichilivano le coscienze di chi vi veniva sottoposto, ma dall&#8217;altro diedero l&#8217;occasione di guardare a queste persone come soggetti non solo da custodire ma anche da curare (anche se, ancora una volta, sempre e solo all&#8217;interno del manicomio). Una ulteriore spinta in questo senso fu data dall&#8217;introduzione degli psicofarmaci negli anni &#8216;50. Contemporaneamente a questi cominciarono a diffondersi anche le teorie psicanalitiche che non consideravano più la malattia mentale come solo fatto organico ma strettamente legata alla situazione esperienziale del soggetto che la manifestava. Fu così che nel 1962 in America si arrivò ad aprire i primi Centri di Igiene Mentale che però con quel termine &#8216;igiene&#8217; rammentavano ancora attributi poco &#8216;puliti&#8217; nelle menti dei malati, come se ci fosse qualcosa di sporco. Intanto in Italia bisognerà aspettare il 13 maggio 1978 per abolire la normativa del 1904 con la legge 180 grazie al direttore dell&#8217;Ospedale di Gorizia Franco Basaglia. Con la sua determinazione e le sue battaglie si è giunti ad un completo riassetto della psichiatria passando attraverso lo smantellamento dei manicomi e la restituzione alla società dei suoi &#8216;fratelli minori&#8217;. Ma la società è pronta ad accoglierli?</p>
<p>Come disse il patriota Massimo D&#8217;Azeglio dopo le conquiste di Garibaldi: &#8216;Fatta l&#8217;Italia bisogna fare gli Italiani&#8217; così ora che le leggi favoriscono il reinserimento in società dei sofferenti psichici bisogna fare in modo che questo possa avvenire realmente e sotto tutti i punti di vista. Non basta infatti togliere dall&#8217;isolamento del manicomio una persona se poi la si isola stigmatizzandola. Ancora oggi il pregiudizio intorno alle malattie mentali è molto resistente tanto da considerare lo stigma la malattia secondaria di chi soffre di disturbi psichici. A questo proposito l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità il 7 aprile 2001 in occasione della giornata della salute mentale ha lanciato lo slogan &#8216;Stop exclusion, Dare to care&#8217; (Contro lo stigma, il Coraggio delle cure) evidenziando i pregiudizi più diffusi e chiedendo a tutti i governi di intervenire nel concreto per superarli. Quali sono tali pregiudizi? Vediamo uno per uno i maggiormente diffusi.<br />
&#8216;I malati mentali sono pericolosi per sé e per gli altri&#8217;: sì, certamente qualcuno lo è ma guardando le statistiche si evince che solo lo 0,2% dei malati in un anno incorre in atti perseguibili penalmente. In questo senso molto della responsabilità del rinforzo di tale pregiudizio va attribuita ai media che, a fini di lucro e senza porsi il minimo scrupolo sulle conseguenze di chi soffre tali disturbi, mettono in ampio risalto (dove deliberatamente non esagerano), fatti di cronaca relativi a persone con disturbi psichici comprovati. Oppure se chi compie gesti efferati non aveva mai accusato tali disturbi, si appellano comunque al &#8216;raptus di follia&#8217; da essi stessi inventato, con la precisa volontà di ignorare che in realtà ognuno di noi potrebbe commettere qualsiasi gesto del genere.</p>
<p>“<em>E&#8217; inutile starli ad ascoltare, tanto non dicono niente di sensato</em>”: certamente trovandoci di fronte ad una persona in crisi delirante tutto ciò che dice ci può apparire senza logica, incomprensibile. Non sarebbe lo stesso se trovandoci di fronte la stessa persona nella stessa situazione adottassimo un atteggiamento di disponibilità e voglia di leggere tra le righe di ciò che ci dice, anzi, scopriremmo che spesso può esistere un terreno comune su cui costruire un dialogo funzionale.<br />
“<em>I malati mentali non possono guarire</em>”: oggi come oggi non c&#8217;è niente di più falso (così come lo è sempre stato d&#8217;altronde), eppure risulta essere il più invalidante tra i pregiudizi in quanto genera un senso di perdita di speranza sia nella persona malata che in chi ha vicino.<br />
“<em>Sono un peso per la società perché non lavorano</em>”: sì, a volte non riescono davvero a lavorare, così come non ci riusciamo noi quando ad esempio abbiamo l&#8217;influenza. Se fossero persone non in grado di lavorare come avrebbero potuto auto sostenersi nei secoli nelle loro &#8216;città fuori dalle città&#8217;? Oggi più che negli anni passati si grida a gran voce il loro diritto al lavoro che è condizione essenziale per il raggiungimento di una reale autonomia.<br />
Potremmo continuare ancora per un bel po&#8217; ma il succo del discorso è che bisogna eviscerare le motivazioni infondate a sostegno dei pregiudizi. E&#8217; importante avere gli strumenti e i metodi giusti per arrivare alla coscienza delle persone e combattere lo stigma. Molto si è fatto soprattutto in questi ultimi trenta anni ma moltissimo è rimasto da fare.</p>
<p><em>da: http://www.targatocn.it </em></p>
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		<title>Il diavolo, probabilmente&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 06:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[I fenomeni che alcuni interpretano come malattia mentale e altri come possessione diabolica sono ancora oggi oggetto di studi che tentano di fare luce su una millenaria zona d&#8217;ombra dell&#8217;esistenza umana
Deliri, allucinazioni, visioni diaboliche: per molti psichiatri sono sintomi inequivocabili di malattia mentale. Ma non per tutti: il dibattito su fenomeni che alcuni interpretano come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="titolo"><strong>I fenomeni che alcuni interpretano come malattia mentale e altri come possessione diabolica sono ancora oggi oggetto di studi che tentano di fare luce su una millenaria zona d&#8217;ombra dell&#8217;esistenza umana</strong></span></p>
<p><img src="http://lnx.contro-mano.net/wp-content/uploads/temporeale/bart_diavolo_simpson.jpg" />Deliri, allucinazioni, visioni diaboliche: per molti psichiatri sono sintomi inequivocabili di malattia mentale. Ma non per tutti: il dibattito su fenomeni che alcuni interpretano come patologia e altri come possessione diabolica è tutt&#8217;altro che esaurito. E dal confronto tra Chiesa e mondo della scienza stanno nascendo anche inedite opportunità di collaborazione. Abbiamo scelto il titolo di un film di Robert Bresson, per accompagnarci in una riflessione su un tema complesso in cui molti individuano ancora zone d&#8217;ombra.<br />
Poche le certezze sull&#8217;argomento, ma tra queste c&#8217;è senz&#8217;altro un&#8217;attenzione crescente per il problema, la richiesta continua di esorcisti, la proposta sempre più frequente di corsi di formazione in cui gli psichiatri insegnano ad aspiranti esorcisti o ad altri religiosi a interpretare fenomeni proposti come possessione e che invece nella maggior parte dei casi sembrano rientrare nell&#8217;ambito della patologia. «Quello della possessione diabolica è un iceberg al contrario. Sembra un fenomeno diffusissimo, e invece i casi veri sono pochi», osserva lo psichiatra Vincenzo Mastronardi, che all&#8217;Università «La Sapienza» di Roma dirige un corso di alta formazione in possessione diabolica e demonologia.<br />
Nel terzo millennio, insomma, il diavolo è ancora oggetto di studi universitari. In Italia e non solo, dato che il fenomeno della possessione diabolica sembra non avere confini di cultura o di religione «la figura dei demoni, del diavolo, fa comunque parte del nostro immaginario, tanto che in ogni cultura le allucinazioni dei pazienti psichiatrici sono in qualche modo collegate a immagini divine o demoniache», prosegue Mastronardi. Un fenomeno soprattutto italiano sembra essere invece «il boom dell&#8217;esorcismo» di cui parla Tonino Cantelmi, presidente dell&#8217;Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.<br />
«Tecnicamente un esorcista è un sacerdote incaricato dal vescovo per questo ministero all&#8217;interno di una diocesi», spiega Padre Gabriele Nanni, sacerdote che ha esercitato l&#8217;esorcismo e anche insegnato a corsi per esorcisti presso l&#8217;Ateneo Pontificio «Regina Apostolorum» e in altre sedi. «L&#8217;esorcismo &#8211; prosegue il religioso &#8211; è un rito pubblico per sconfiggere la possessione: non un atto momentaneo, ma un percorso che può richiedere mesi o anche anni: un confronto con un interlocutore che reagisce e a cui bisogna contrapporre una risposta adeguata». Un interlocutore, ossia il demonio: se apparentemente il percorso per liberarsi dalla possessione &#8211; «che può avere fasi alterne e durare mesi o anche anni» &#8211; ci appare come la versione ecclesiastica di una psicoterapia &#8211; «e in effetti c&#8217;è chi fa il giro degli esorcisti come altri degli psicoterapeuti» &#8211; il cuore del processo è profondamente radicato nell&#8217;essenza stessa della religione, e richiede un atto di fede.</p>
<p> da: http://lescienze.espresso.repubblica.it</p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello.</em></strong></p>
<h5>Scrive Jung in “Ricordi, sogni, riflessioni”:<br />
 ”Una volta mentre ero nel mio laboratorio e riflettevo questi problemi il diavolo mi suggerì che sarei stato giustificato se avessi pubblicato i risultati dei miei esperimenti senza citare Freud”. Jung Credeva veramente nell’esistenza del diavolo, lo aveva veramente incontrato? <o></o></h5>
<h5>Jung ha fama di essere stato un  ”religioso” e spiritualista. In realtà era un empirico e psichiatra, come lui si definiva.  Conosceva,  per averlo “visto” e “conosciuto”,  il Diavolo: é dentro tutti noi come lo è Dio.<o></o></h5>
<h5 style="margin: auto 0cm" class="comment-body">Lui pensava  che noi conviviamo con tante  parti opposte: il femminile e il maschile, l&#8217;introverso e l&#8217;estroverso, il bianco ed il nero,  oscurità e luce, lo yin e yang,  fino al diavolo e dio. Il nostro equilibrio è un continuo  colloquiare con tutte queste parti  senza  farne prevalerne alcuna.<o></o></h5>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><o></o></h5>
<p><font size="3" face="Verdana"><br />
 </font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nella soggettività una trappola per i nostri fantasmi</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/05/24/nella-soggettivita-una-trappola-per-i-nostri-fantasmi/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2008 18:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Si inaugurata ieri per terminare domenica il convegno della Società psicoanalitica italiana su «Identità e cambiamento. Lo spazio del soggetto», un tema di stretta attualità sul quale interverranno anche filosofi, sociologi, semiologi Ciò che rende l&#8217;essere umano una soggettività individuale è, paradossalmente, il fatto di ospitare in sé un irriducibile altro, quel «corpo estraneo interno», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="pezzosommario"><strong><em>Si inaugurata ieri per terminare domenica il convegno della Società psicoanalitica italiana su «Identità e cambiamento. Lo spazio del soggetto», un tema di stretta attualità sul quale interverranno anche filosofi, sociologi, semiologi Ciò che rende l&#8217;essere umano una soggettività individuale è, paradossalmente, il fatto di ospitare in sé un irriducibile altro, quel «corpo estraneo interno», come lo definiva Freud, che è il nostro inconscio e che ci fa scoprire stranie</em></strong></p>
<p class="pezzofirma">di: Alberto Luchetti</p>
<p class="pezzotesto"><img src="http://www.psicoanalisi.net/images/freud%20legge%201938.jpg" />Una «facoltà di psicoanalisi», così come la fantasticava Freud ottant&#8217;anni fa, avrebbe dovuto prevedere insegnamenti di psicologia, psichiatria, biologia, sessuologia, storia della civiltà, mitologia, psicologia delle religioni, letteratura. Del resto, Freud aveva già segnalato i motivi di reciproco interesse che avrebbero potuto stabilirsi tra le scoperte psicoanalitiche e quelle di altre discipline come la linguistica, la biologia, la pedagogia, la filosofia, la mitologia, la storia della civiltà, l&#8217;etnologia, la scienza delle religioni oltre che, ovviamente, la psichiatria e la psicologia. «Ciò cui la psicoanalisi mira e che raggiunge &#8211; precisava &#8211; non è altro che la scoperta dell&#8217;inconscio nella vita psichica», mediante un metodo particolare. Un metodo che consiste nella relazione costante, frequente e prolungata fra due persone nel chiuso di una stanza, l&#8217;una distesa che parla associando liberamente, l&#8217;altra seduta dietro, nascosta alla vista, che lascia liberamente fluttuare la propria attenzione sospendendo giudizi e scopi di qualsiasi genere, per dare spazio ai «resti» del discorso che si fanno largo inopinatamente tra i varchi della coscienza, e così individuarvi e interpretarvi i segni di quanto, rimosso e rinnegato, giace nell&#8217;inconscio.<br />
L&#8217;altro che è in noi<br />
Una situazione, quella analitica, assolutamente inedita e inaudita per l&#8217;essere umano. Non solo cento anni fa, quando pian piano si costruì nel segreto di uno studio viennese, ma ancora di più oggi, quando sembra stia diventando inconsueto e arduo coltivare un rapporto così stretto, stringente, costante e prolungato fra due persone, e più ancora con se stessi, abituati come siamo solo a spot, anzi a flash di intimità ed «estimità»: termine, questo, a prima vista astruso, essendo un efficace neologismo che dobbiamo a Lacan, il quale lo usa nel suo seminario sull&#8217;etica della psicoanalisi per indicare quella «esteriorità intima» che è per l&#8217;appunto un aspetto fondamentale dell&#8217;inconscio sessuale scoperto da Freud. Ossia per indicare il fatto che nel chiuso della relazione analitica, apparentemente segregata in uno spazio-tempo fuori del mondo e della vita esterna, in realtà si ha a che fare con l&#8217;aperto che è celato &#8211; costantemente rinnegato e rimosso &#8211; nell&#8217;apparente interiorità di un individuo.<br />
Ciò che, infatti, rende l&#8217;essere umano una soggettività individuale è, paradossalmente, proprio il fatto di ospitare dentro di sé un irriducibile altro (je est un autre, diceva il poeta), un «corpo estraneo interno», come lo definiva Freud: quell&#8217;inconscio che scaturisce dalle precoci relazioni del bambino con gli adulti, e impedisce all&#8217;essere umano di rinchiudersi in una «intima totalità», che pure instancabilmente rincorre, ineluttabilmente scoprendosi sempre straniero a se stesso.<br />
La situazione analitica si è rivelata un laboratorio prezioso e privilegiato per individuare come avvenga la costruzione di una soggettività, e come questa sia fondamentalmente divisa: una sorta di «trappola» per fantasmi e per affetti che ha permesso di portare alla coscienza le più diverse e inaccettabili fantasie, insieme ai sentimenti più inconfessabili, spesso dirompenti per il povero «Io» che, come diceva Freud, si scopre non padrone in casa propria e perciò tenta, ridicolmente e tragicamente, di fare alla maniera del clown che vuol «convincere gli spettatori del fatto che tutti i cambiamenti avvengono nel circo grazie ai suoi comandi», sia pure a prezzo di sintomi più o meno invalidanti.<br />
Successivamente, il laboratorio analitico ha sempre più portato all&#8217;attenzione anche la delicatezza e l&#8217;incertezza di questa lenta e laboriosa costituzione, di come cioè siano molte le situazioni di sofferenza dovute proprio al fatto che, per vari motivi, quelle fantasie e quegli affetti nemmeno riescono a costituirsi e a trovare uno spazio psichico in cui essere contenuti e appunto trovare forma, per tradursi in una vita autentica da vivere.<br />
In ogni caso, l&#8217;essere umano, che vive e si evolve nella nicchia ecologica del linguaggio per diventare un soggetto, ritrovandosi costitutivamente diviso, cerca appunto di chiudersi &#8211; immaginariamente e simbolicamente &#8211; nel proprio corpo, nella propria anima e, via via, nella propria famiglia, nella propria coppia, nel proprio gruppo o clan, nelle proprie «cose» e nelle innumerevoli varianti che questo «proprio» può assumere. E per far questo continuamente ricerca e costruisce insegne distintive di questa «proprietà» &#8211; oggi la si chiama spesso «identità» &#8211; in cui riconoscersi ed entro cui allinearsi e irreggimentarsi, e al tempo stesso ricerca e costruisce, talvolta ferocemente, quell&#8217;«altro» &#8211; l&#8217;«estraneo», il «diverso», il «nemico» &#8211; che gli possa permettere, illusoriamente, di meglio circoscrivere e proteggere la sua «identità»; e lo fa, in particolare, affidando all&#8217;altro ciò che non riesce e non può riuscire ad accettare e a accogliere come parte integrante di sé stesso: c&#8217;è bisogno di segnalare come i moderni pogrom, anche nostrani, rifrangano anche questa caratteristica costitutiva dell&#8217;essere umano?<br />
Il chiuso della stanza di analisi, come il «chiuso» dell&#8217;inconscio individuale, riflette dunque l&#8217;aperto della cultura, dei rapporti sociali, delle ideologie, degli avvenimenti storici, microstorici e familiari, segnalando anticipatamente le trasformazioni cui quell&#8217;aperto va incontro, come pure mostrandone i troppo spesso immutabili e immemoriali presupposti. Da un lato, questa riverberazione rende a rigore poco sostenibile una troppo marcata distinzione tra ciò che apparterrebbe alla psiche in quanto sviluppatosi autonomamente dall&#8217;ambiente (l&#8217;«intrapsichico») e ciò che della psiche sarebbe invece connesso alla relazione con gli altri e il mondo esterno (l&#8217;«interpsichico»): una contrapposizone che non è affatto imputabile a Freud e a proposito della quale Green ribadiva, tout court, che la psiche è il rapporto tra due corpi di cui uno è assente.<br />
Dall&#8217;altro lato, questa riverberazione non sempre avviene in tempi corrispondenti al presente della coscienza o dell&#8217;Io, che auspicherebbe una immediata consapevolezza e un efficace controllo &#8211; una padronanza, appunto &#8211; di ciò che si muove dentro e intorno a lui, di qualsiasi cambiamento. Spesso invece avviene con quella temporalità specificamente individuata dalla psicoanalisi e denominata après-coup: solo a posteriori e a cose fatte un evento, piacevole o terrorizzante che sia, può acquistare affettivamente senso nonché, paradossalmente, una sua traumaticità. Una dilazione che del resto corrisponde alla separazione introdotta dal linguaggio nei confronti della cosa che nomina e al differimento dell&#8217;azione avviato dal pensiero (una azione di prova, diceva Freud), ed è dunque una caratteristica intrinseca della soggettività.<br />
Tutti questi elementi, con le loro varianti e le loro contraddittorietà, confluiranno da domani nel convegno che la Società psicoanalitica italiana ha organizzato sul tema «Identità e cambiamento. Lo spazio del soggetto», invocando due termini che pure non appartengono specificamente al lessico e alla concettualizzazione psicoanalitica, e segnando una tappa significativa nel progetto di dedicare, ogni quattro anni, un congresso nazionale all&#8217;ascolto dei disagi degli esseri umani nell&#8217;attuale contesto sociale, culturale e clinico.<br />
I lavori in corso<br />
La relazione di apertura é stata  affidata a Fernando Riolo, l&#8217;attuale presidente della Società psicoanalitica italiana, mentre poi il tema delle identificazioni come ponte tra mondo interno e mondo esterno sarà affrontato, nella stessa giornata, dalle relazioni di Anna Ferruta e Lucio Russo. Il convegno ospita inoltre contributi del sociologo Marc Augé, dell&#8217;architetto Vittorio Gregotti, dell&#8217;epistemologo Mauro Ceruti e del semiologo Paolo Fabbri, mentre sul fronte della psicoanalisi parlerà, anche, tra gli ospiti stranieri, René Kaës. Di certo l&#8217;attualità sociale e culturale sembra imporre alla psicoanalisi, ancora più di quanto non avvenisse in passato, l&#8217;esigenza di incontrare altre discipline, altri ricercatori e altre esperienze; ma d&#8217;altra parte oggi c&#8217;è la necessità di una ancora maggiore attenzione nello schivare i rischi di cadere nel sociologismo, nello psicologismo, nel biologismo, nell&#8217;etnologismo, evitando di smarrire la peculiarità del metodo psicoanalitico e del suo oggetto specifico. Alla psicoanalisi è altresì necessario non rinunciare a articolare un più deciso e rinnovato sforzo di teorizzazione, evitando di confinarsi in una pratica apparentemente autosufficiente, cosa che Freud stesso scongiurava: «L&#8217;uso terapeutico dell&#8217;analisi è soltanto una delle sue applicazioni, e l&#8217;avvenire dimostrerà forse che non è la più importante». In quanto «dottrina dell&#8217;inconscio psichico &#8211; aggiungeva &#8211; può divenire indispensabile per tutte le scienze che studiano la storia delle origini della civiltà umana e delle sue grandi istituzioni, come l&#8217;arte, la religione e l&#8217;organizzazione sociale».
</p>
<p class="pezzotesto">da: http://www.ilmanifesto.it</p>
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		<title>Psichiatria: 8% italiani con disturbi, 10 volte piu&#8217; a rischio suicidio</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 05:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[ Ansia, depressione, disturbi alimentari e schizofrenia. Fra il 5% e l&#8217;8% degli italiani soffre di malattie mentali e corre un rischio 10 volte maggiore di suicidio, rispetto a chi non ha invece problemi di questo genere. A &#8216;fotografare&#8217; il fenomeno è stato Angelo Picardi del Reparto salute mentale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Ansia, depressione, disturbi alimentari e schizofrenia. Fra il 5% e <img src="http://milano.blogosfere.it/images/suicidio-thumb.jpg" />l&#8217;8% degli italiani soffre di malattie mentali e corre un rischio 10 volte maggiore di suicidio, rispetto a chi non ha invece problemi di questo genere. A &#8216;fotografare&#8217; il fenomeno è stato Angelo Picardi del Reparto salute mentale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell&#8217;Istituto superiore di sanità, intervenendo al convegno &#8216;La psichiatria nel nuovo millennio: progressi e innovazioni&#8217;, oggi a Roma. &#8220;Per quanto riguarda la schizofrenia &#8211; ha ricordato l&#8217;esperto &#8211; si stima che quattro italiani su mille ne siano colpiti. Il disturbo bipolare insidia invece l&#8217;1% dei nostri connazionali e la depressione, secondo lo studio Esemed (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders), ha colpito nell&#8217;ultimo mese di osservazione l&#8217;1,5% delle persone, due volte di più le donne&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;ansia miete molte &#8216;vittime&#8217;: &#8220;sempre nell&#8217;ultimo mese di analisi dell&#8217;Esemed &#8211; precisa Picardi &#8211; l&#8217;ansia ha colpito il 2,2% degli italiani, quattro volte di più le donne, gli attacchi di panico lo 0,3%, l&#8217;agorafobia lo 0,2%. Mentre invece i disturbi alimentari fanno penare almeno un volta nella vita l&#8217;1,2% degli italiani, in particolare lo 0,4% per anoressia, lo 0,3% per bulimia e lo 0,3% per il &#8216;binge eating&#8217;, le abbuffate di cibo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;esperto ha ricordato che &#8220;i disturbi mentali aumentano di dieci volte il pericolo di pensieri e comportamenti suicidi: in Europa ogni anno 58 mila persone si tolgono la vita, un numero superiore a quelle che muoiono per incidenti stradali, omicidi e persino infezioni da Hiv. Gli studi ci confermano che il 10% dei malati di schizofrenia tenta il suicidio, mentre la depressione, in particolare, fa crescere di 22 volte il pericolo di togliersi la vita ed è la quarta causa di disabilità al mondo per l&#8217;adozione di stili di vita non sani o pericolosi, che conseguono a stato patologico. E proprio le abitudini che si adottano quando si è depressi &#8211; ha concluso Picardi &#8211; aumentano il rischio di altre malattie come tumori, diabete o obesità&#8221;.</p>
<p>da: http://www.adnkronos.com</p>
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		<title>L&#8217;omosessualità in natura e tra gli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 05:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è solo una peculiarità umana, ma è largamente diffusa e scritta nei geni di almeno 1.500 specie
di:Alessandra Carboni
Mentre nel nostro Paese il neo ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, parla dell&#8217;omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società, in molti ancora si domandano se sia «una cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Non è solo una peculiarità umana, ma è largamente diffusa e scritta nei geni di almeno 1.500 specie</h2>
<p>di:Alessandra Carboni</p>
<p><strong><img src="http://www.perenzin.com/arts/prodotti/capre_felici.jpg" />Mentre nel nostro Paese il neo ministro</strong> per le Pari opportunità, <u><font color="#565656">Mara Carfagna, parla dell&#8217;omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società</font></u>, in molti ancora si domandano se sia «una cosa naturale». Una risposta viene dalla scienza, che chiama in causa madre natura e il fatto che l&#8217;accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali.</p>
<p><span style="font-weight: bold">1.500 SPECIE</span> &#8211; Secondo quanto riferito dal professor Petter Böckman, dell&#8217;Università di Oslo, <u><font color="#565656">le specie in questione sono almeno 1.500, e includono orsi, gorilla, gufi e salmoni</font></u>. Stando a quel che si osserva nel mondo animale, l&#8217;omosessualità sarebbe quindi naturale, predeterminata, scritta nei geni. Ma dato che l&#8217;amore gay non porta alla riproduzione, come mai il percorso evolutivo non ha via via portato all&#8217;eliminazione di questi comportamenti? Alcuni scienziati considerano che evidentemente gli animali, così come l&#8217;uomo, si accoppiano non solo per garantire la sopravvivenza della specie ma anche per puro piacere. Tuttavia – <u><font color="#565656">riferisce LiveScience</font></u> – esistono anche teorie diverse a spiegazione dei comportamenti omosessuali in natura, come quella secondo la quale servirebbero come allenamento ai rapporti eterosessuali o, ancora, quella che vede nell&#8217;amore gay un modo per rafforzare i legami tra i membri della specie.</p>
<p><span style="font-weight: bold">LA PAURA È UMANA</span> – Comunque sia, a quanto pare l&#8217;unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Quando riguarda gli umani, infatti, tale diversità è spesso considerata una minaccia, una cosa innaturale. Una cosa innaturale che però è stata documentata anche nelle scimmie bonobo &#8211; i nostri più vicini parenti &#8211; che non disdegnano i piaceri del sesso, si accoppiano di frequente (al punto che sono solite risolvere i conflitti proprio facendo l&#8217;amore) e sono notoriamente bisessuali. E tolleranti.</p>
<p>da:http://www.corriere.it</p>
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		<title>Una psicoterapia per gli immigrati</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 05:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sviluppa la psichiatria transculturale: le difficoltà degli stranieri ad ambientarsi. Conflitti di identitàdi Valeria Pini

Lilli ha lasciato i suoi figli in Ucraina per fare la badante. Ha spesso crisi di pianto che non riesce a controllare. Karim, marocchino, non accetta che sua moglie faccia la colf. È diventato impotente. Irma accudisce una neonata, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Si sviluppa la psichiatria transculturale: le difficoltà degli stranieri ad ambientarsi. Conflitti di identità</em></strong><strong><em><span class="firma">di Valeria Pini<br />
</span></p>
<p></em></strong><img src="http://www.padovanews.it/images/thumbnails/societa/immigrato2_6c28bd3171a991c88f87305c109b6ac5.jpg" />Lilli ha lasciato i suoi figli in Ucraina per fare la badante. Ha spesso crisi di pianto che non riesce a controllare. Karim, marocchino, non accetta che sua moglie faccia la colf. È diventato impotente. Irma accudisce una neonata, ma non vede da tre anni suo figlio, lasciato in Ecuador. Soffre di gastriti. Bedel ha perso il lavoro, ma non lo vuole dire alla famiglia rimasta in Togo. Ha frequenti crisi di ansia. Sono molti gli stranieri colpiti da manifestazioni fisiche di disagio dovute allo stress dell&#8217;emigrazione. Lontano dalle loro origini, hanno difficoltà ad ambientarsi in Italia. Secondo una ricerca dell&#8217;Ospedale San Gallicano, al secondo posto fra le malattie degli immigrati ci sono una serie di patologie dovute alle difficoltà di ambientamento (stati morbosi mal definiti: 16%), mentre i disturbi psichici o malesseri con sintomi depressivi sono il 4% . Sempre più esperti si dedicano allo studio della psichiatria transculturale, la psichiatria che analizza l&#8217;incontro fra culture e tradizioni diverse.<br />
A Roma, nell&#8217;ambulatorio della Asl Rm B, il professor Alfredo Ancora, sperimenta sedute di psicoterapia di gruppo per i suoi pazienti immigrati. &#8220;La teoria è quella dei due orologi&#8221;, spiega Ancora, &#8220;Il paziente straniero è diviso fra due mondi. Spesso i più anziani hanno più difficoltà a integrarsi in Italia. Cerco di vedere i pazienti in gruppo per dare loro la possibilità di raccontarsi. In questo modo la cura diventa un mezzo per integrare la persona. Nelle sedute inseriamo anche italiani. La sofferenza psichica non ha confini&#8221;.<br />
Negli ambulatori vengono seguiti uomini e donne dimessi dagli ospedali. Soffrono di disagi che alcuni esperti definiscono &#8220;chock culturale&#8221;, altri &#8220;disturbo da adattamento&#8221;, ma è chiaro che il malessere nasce dalla difficoltà di conciliare mondi e culture diverse. &#8220;Per affrontare casi complicati lavoriamo con l&#8217;antropologo e il mediatore culturale&#8221;, dice Cristina Tumiati, psicologa del San Gallicano di Roma. La parola chiave dei medici è accoglienza. Numerosi anche i casi di ansia e di angoscia. &#8220;Molti giovani uomini africani sperano di avere successo economico qui. La famiglia manda &#8220;il migrante sano&#8221;", dice Rosalba Terranova-Cecchini dell&#8217;Università Statale di Milano. &#8220;Se il lavoro è poco redditizio sono frequenti le crisi di ansia e di angoscia e i disturbi psicosomatici. Devono fare viaggi in patria, pieni di regali, perché non vogliono raccontare ai familiari il loro fallimento&#8221;.<br />
Fra i pazienti sono presenti anche le badanti che spesso convivono con i loro datori di lavoro: una condizione che isola e le fa sentire quasi &#8220;prigioniere&#8221;. E poi ci sono i tanti giovani che a volte rifiutano la loro cultura d&#8217;origine, mentre altre volte non riescono a dimenticare amici e parenti lasciati in patria. &#8220;Ci sono problemi anche se i ragazzi nascono qui&#8221;, dice Terranova-Cecchini, &#8220;non riescono a fare proprie le modalità della cultura italiana. Un viaggio nel paese d&#8217;origine può aiutare a riconciliarli con le proprie radici: li renderà più sicuri&#8221;.</p>
<p>da: http://www.repubblica.it</p>
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		<title>In Italia manca una vera assistenza ai malati mentali</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 05:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuiamo  a proporre contributi diversi sulla tematica della legge 180, o meglio: la gestione della malattia mentale in Italia che compie oggi trent&#8217; anni. E&#8217; un tema che a noi sembra importantissimo perchè oltre lo specifico mette in risalto tutta una serie di problemi che coinvolgono direttamente ogni cittadino: la  salute che è sempre  fisica  e  psichica.
di Antonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Continuiamo </em></strong> <strong><em>a proporre contributi diversi sulla tematica della legge 180, o meglio: la gestione della malattia mentale in Italia che compie oggi trent&#8217; anni. E&#8217; un tema che a noi sembra importantissimo perchè oltre lo specifico mette in risalto tutta una serie di problemi che coinvolgono direttamente ogni cittadino: la  salute che è sempre  fisica  e  psichica.</em></strong></p>
<p><em>di Antonio Gaspari</em></p>
<p><img src="http://www.sospsiche.it/home/typo3temp/pics/841de8e9e5.jpg" />Trent&#8217;anni fa, il 13 maggio 1978, il Parlamento Italiano, sotto la minaccia di un referendum abrogativo, ha approvato la legge 180, ispirata dallo psichiatra veneziano Franco Basaglia.</p>
<p>Insieme alla chiusura dei manicomi, però, non sono state sviluppati quei centri di assistenza che avrebbero dovuto aiutare le famiglie nella cura dei malati.</p>
<p>Intervistato da ZENIT, Felice Previte, Presidente dell’associazione <font color="#011287">“Cristiani per Servire”</font>, ha denunciato trent&#8217;anni di “disinteresse delle Istituzioni”.</p>
<p>Secondo Previte: “La legge 180 è stata emanata priva del Regolamento d’Applicazione, e non ha previsto strutture alternative ed adeguate né l’organizzazione dei servizi”, ma soprattutto non ha compreso “che la malattia mentale è un problema sociale”.</p>
<p>A questo proposito, ha ricordato che nel 2005 il Senato ha compiuto una Indagine parlamentare le cui conclusioni hanno stabilito e rilevato come “essenzialmente fallimentare lo stato di assistenza dei malati psichici in Italia”.</p>
<p>Il rappresentante di Cristiani per Servire ha commentato che “la politica non ha provveduto a ritenere questo problema come prioritario” ed ha lasciato i malati psichicamente gravi, “nella dimenticanza e nel disinteresse spingendoli verso forme di eutanasia”.</p>
<p>Il Presidente dell’associazione ha spiegato che “il problema è stato ‘scaricato’ sulle famiglie, le quali ricevono un contributo ridicolo di 246,73 al mese, che consente a questi malati solo di sopravvivere, con l’angoscia del futuro, cioè di quando verrà a mancare il sostegno familiare”.</p>
<p>“Così – ha aggiunto Previte – le famiglie lasciate nella loro solitudine rischiano di crollare di fronte al problema, per cui a volte si assiste ad estremi rimedi, tragedie che quasi quotidianamente apprendiamo dai mass media increduli e sbigottiti”.</p>
<p>Per questi motivi, Cristiani per Servire chiede che “la legge venga rivista e rimodernata in una proposizione che renda ragione e giustizia e che rispetti la dignità dei malati psichici”.</p>
<p>Circa il richiamo morale al rispetto della dignità dell’uomo malato psichicamente, Previte ha ricordato che l’8 gennaio 2004, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger inviò un Messaggio al Simposio Internazionale “Dignità e diritti della persona con handicap mentale” in cui richiese “le tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogno ed alle dinamiche di crescita delle persone handicappate e di coloro che condividono la sua situazione a partire dai suoi familiari”</p>
<p>“Impegnarsi verso forme concrete ed efficaci di solidarietà verso la persona umana specie quella che comporta un disagio psichico” è stato l’invito dei Vescovi alla 55° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana nel novembre 2005.</p>
<p>Il Presidente di Cristiani per Servire ha quindi espresso la propria riconoscenza a Benedetto XVI che, nel Messaggio del 16 dicembre 2005 per la “14° Giornata del malato mentale”, ha riconosciuto la cura della salute mentale come “una vera e propria emergenza socio-sanitaria”.</p>
<p>In quel messaggio il Pontefice Benedetto XVI ha voluto richiamare tutti quei Paesi (compresa l’Italia) dove non esiste o è parzialmente in vigore “una legislazione definita per la salute mentale” o dove “ risultano carenti i servizi insufficienti od in stato di disfacimento”, auspicando che crescano “leggi adeguate e piani sanitari che prevedano sufficienti risorse per la loro completa applicazione“.</p>
<p>da: http://www.zenit.org</p>
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