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	<title>Psicoterapia Junghiana</title>
	<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com</link>
	<description>Studio Psicoterapeutico e Psicoanalitico Via Melchiorre Gioia 171 - 20125 Milano -Tel.02/6697907</description>
	<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 04:19:39 +0000</pubDate>
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		<title>WILFRED RUPRECHT BION</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Dott. Stefano Benegiamo* mi invia questo contributo teorico su Bion che volentieri pubblico. Mi sembra infatti che nonostante la complessità del tema affrontato, il Dott. Benegiamo riesca a comunicare a tutti, anche ai non addetti, alcuni concetti base sia sulla teoria di Bion che sulla psicoanalisi.
Bion riteneva che il suo pensiero fosse stato profondamente influenzato dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style"><strong><em>Il <a href="http://www.paginegialle.it/pgol/4-benegiamo%20stefano/3-lecce"target="_blank"  onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.paginegialle.it');">Dott. Stefano Benegiamo</a>* mi invia questo contributo teorico su Bion che volentieri pubblico</em></strong><strong><em>. Mi sembra infatti che nonostante la complessità del tema affrontato, il <a href="http://www.paginegialle.it/pgol/4-benegiamo%20stefano/3-lecce"target="_blank"  onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.paginegialle.it');">Dott. Benegiamo </a>riesca a comunicare a tutti, anche ai non addetti, alcuni concetti base sia sulla teoria di Bion che sulla psicoanalisi.</em></strong></font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style"><img src="http://www.winship.info/images/bion.jpg" />Bion riteneva che il suo pensiero fosse stato profondamente influenzato dagli avvenimenti della sua vita, perciò è interessante accennare a qualche nota biografica su di lui.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nasce in India da una famiglia di funzionari inglesi nel 1897, qui vive i primi 8 anni della sua vita con i genitori, la governate indù e la sorella, che con il suo carattere e con la sua personalità, contribuisce a stimolare in lui l’osservazione del nuovo e dell’ignoto.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">A 8 anni torna a Londra.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">A 18 anni si arruola nella I Guerra Mondiale, viene insignito della Victoria Cross (massima onorificenza per un’azione in combattimento), che egli definisce una condanna a morte, per due motivi: il decorato sarebbe stato scelto per future azioni di guerra, inutili e pericolose e a sua volta avrebbe potuto ingannarsi e considerarsi coraggioso. La guerra lo prova molto, dei 250 compagni del suo corso ufficiali, oltre a lui sopravvivono solo in due.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1921 si laurea in storia e nel 1929 in medicina.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1930 inizia un’analisi con John Rickmann che completa successivamente con Melanie Klein.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1933 entra alla Tavistock Clinic e vi rimane per 15 anni.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Dal 1940 al 1945 partecipa alla II Guerra Mondiale e organizza con Rickmann i gruppi di riabilitazione occupazionale per militari.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1955 viene designato presidente del Melanie Klein Trust.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Dal 1956 al 1962 dirige la London Clinic of Psychoanalysis. </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1962 viene eletto Presidente della Società Britannica di Psicoanalisi.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1968 si trasferisce a Los Angeles e organizza dei seminari in Sud America e in Europa.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel 1979 ritorna in Inghilterra ad Oxford e qui muore nello stesso anno.</font> </p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style"><strong><u>Il pensiero di Bion</u></strong></font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Egli ritiene come Freud, che esista accanto ad una realtà obiettiva, una realtà psichica, l’inconscio, altrettanto inconoscibile e dotata di verità. Una realtà di tipo kantiano, “cosa in sé”, che egli esprime con il segno “O” significante sia la lettera “O” che il numero “0”. Poiché la realtà dell’ignoto ci attraversa, l’Uomo, perseguendo l’identità, è inevitabilmente impegnato al raggiungimento della verità. La verità, quindi è lo scopo della sua esistenza, allo stesso tempo essa è però irraggiungibile, perché sia nella dimensione “Inconscio” o nell’ altra ”Mondo” non ha bisogno dell’Uomo per esistere. Aggiunge l’autore che la differenza tra la verità e la bugia consiste nel fatto che l’uomo non è necessario per il pensiero vero, perché esso è tale e tale resta, mentre lo è per la bugia che ha bisogno di qualcuno che la pensi. La bugia e il suo pensatore sono quindi inseparabili (Vegetti Finzi, 1991).</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Per quanto riguarda la nascita del pensiero del bambino, esso nasce nel momento in cui il bambino deve affrontare l’assenza dell’oggetto gratificante. Le emozioni e le sensazioni che egli si trova ad affrontare gli resterebbero incomprensibili se non fossero connesse, rendendole pensabili, da una cosiddetta “funzione alfa” (una funzione simbolica dell’Io). Se fallisce la funzione alfa, tali impressioni sensoriali ed emozioni rimangono elementi non digeriti, non suscettibili di pensiero. Questi contenuti non-pensieri, denominati “elementi beta”, possono avere due destinazioni: o essere espulsi attraverso l’acting out (agire) o rimanere ammassi inerti e incomprensibili. All’inizio il bambino non è in grado di elaborare gli elementi beta, li proietta sulla madre che li raccoglie e con la sua empatia, li elabora e li restituisce al bambino trasformati in elementi alfa. Se questa trasformazione non ha luogo, il bambino reintroietta i suoi elementi beta sotto forma di oggetti bizzarri (contenuti psicotici). Gli elementi beta sono perlopiù collegati ad impressioni sensoriali ed emotive dolorose, come fame, dolore e invidia. Se la funzione psichica è priva di elementi alfa non può esistere il sogno, non si potrà disporre del conscio e dell’inconscio e neppure della capacità di apprendere dall’esperienza. (U. Galimberti, 1999; S. Vegetti Finzi, 1991). </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Per Bion la personalità psicotica è solo una modalità di funzionamento mentale, coesistente con altre, piuttosto che una diagnosi psichiatrica. Dal prevalere di una modalità di funzionamento mentale su un’altra saranno osservabili condotte che potranno determinare una diagnosi di nevrosi o di psicosi in senso clinico. Egli ritiene che per lo psicoanalista la diagnosi abbia un valore relativo, mentre è molto importante per psichiatri, infermieri e personale specializzato. E aggiunge che ogni individuo, anche il più evoluto, ha dei potenziali funzionamenti mentali e risposte derivanti dalla personalità psicotica, che si manifestano in forma di grave ostilità nei confronti dell’apparato mentale, della coscienza di sé e della coscienza della realtà interna  ed esterna. La parte psicotica della personalità colloca nel mondo reale ciò che la personalità non psicotica ha rimosso; l’inconscio dello psicotico sembra essere stato sostituito da un mondo di oggetti bizzarri del quale si sente prigioniero. Le difficoltà del paziente psicotico deriverebbero da un danno nella capacità di formare simboli e pensieri. Lo schizofrenico sarebbe il paziente in cui il predominio della parte psicotica appare più evidente. Egli tende a ricorrere all’azione in quelle occasioni in cui altri usano il pensiero e utilizza il pensiero onnipotente di fronte a quei problemi la cui soluzione dipende da un’azione. Un’altra interessante riflessione fatta da Bion è che quando un paziente psicotico dichiara di aver fatto un sogno, la cosa più probabile che si stia riferendo ad una allucinazione avuta durante la notte e non ad un fenomeno onirico. Un’altra caratteristica da tenere presente è la mancanza di associazioni agli elementi del “sogno” riferito.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Per quanto riguarda il trattamento, egli non fa distinzione tra pazienti nevrotici e psicotici, anche quelli con diagnosi di schizofrenia sono trattati con la sua solita tecnica psicoanalitica.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Per l’autore scopo dell’analisi è sviluppare le potenzialità del paziente rimaste coartate al suo interno avendo avuto la sventura di strutturare tutto il proprio funzionamento mentale in rapporto alle esperienze di accoglimento o di rifiuto che ha vissuto nei primissimi tentativi di rapportarsi all’altro (L.Grinberg, D.Sor, E.Tabak de Bianchedi, 1993).</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Nel corso del trattamento egli invita il terapeuta ad essere senza memoria e senza desiderio, perché la memoria subisce distorsioni a causa di forze inconsce, mentre i desideri ostacolano il giudizio in quanto selezionano e sopprimono il materiale per giudicare. Per l’analista ogni seduta deve mancare di passato e di futuro (W.R.Bion 1977; L.Nissim Momigliano, 2001). </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Durante la II Guerra Mondiale Bion organizza dei gruppi in un ospedale militare assieme a Rickmann per reintegrare i soldati ai loro compiti. Grazie a questa esperienza elabora la sua teoria dei gruppi (Esperienze nei gruppi 1961). Partendo dall’idea che l’uomo sia un animale gregario, egli studia l’interferenza tra le Funzioni Arcaiche Del Gruppo (assunti di base di dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento) e il livello di funzionamento del Gruppo di lavoro, caratterizzato da Funzioni Più Mature come (il contatto con la realtà, la tolleranza alla frustrazione, il controllo delle emozioni, la capacità di comunicazione e collaborazione).</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">Il gruppo si trova in <u>Assunto di Base di Dipendenza</u>, quando è convinto di essere riunito affinché qualcuno provveda a soddisfare tutte le sue necessità e i suoi desideri.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">L’<u>Assunto di Base di Attacco Fuga</u>, poggia sulla convinzione che esista un nemico esterno che è necessario attaccare o da cui bisogna fuggire.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style"><u>L’Assunto di Base di Accoppiamento</u>, infine si basa sulla credenza inconscia del gruppo che le necessità attuali saranno risolte in futuro da un essere non ancora nato (speranza messianica).</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style">E’ interessante notare come gli assunti di base sono l’equivalente, per il gruppo, di fantasie onnipotenti circa il modo in cui si risolveranno i propri problemi, in modo magico. Tutti gli assunti di base sono stati emotivi tendenti ad evitare la frustrazione legata all’ apprendimento attraverso l’esperienza, apprendimento che implica sforzo, dolore e contatto con la realtà.(L.Grinberg, D.Sor, E.Tabak de Bianchedi, 1993). <u>    </u></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="3" face="Bookman Old Style"><strong>Bibliografia:</strong></font></p>
<ol type="1">
<li><font size="3" face="Bookman Old Style">W. R. Bion: <em>Discussioni con Bion 1976-1977</em> </font><font size="3" face="Bookman Old Style">Tr. It. Loescher, Torino 1984</font> </li>
<li><font size="3" face="Bookman Old Style">Silvia Vegetti Finzi: Storia della Psicoanalisi</font>  <font size="3" face="Bookman Old Style">1991 Milano</font> </li>
<li><font size="3" face="Bookman Old Style">L. Grinberg, D. Sor, E. Tabak de Bianchedi: <em>Introduzione al pensiero di Bion</em></font>  <font size="3" face="Bookman Old Style">1993 Raffaello Cortina Editore. Milano</font> </li>
<li><font size="3" face="Bookman Old Style">Umberto Galimberti: <em>Enciclopedia di Psicologi </em></font><font size="3" face="Bookman Old Style">1999 Garzanti Libri s.p.a.</font></li>
<li><font size="3">Luciana Nissim Momigliano: <em>L’Ascolto Rispettoso</em></font>  <font size="3" face="Bookman Old Style">2001 Raffaello Cortina Editore. Milano</font> </li>
<li><font size="3" face="Bookman Old Style">Antonino Ferro:<em> Evitare le emozioni, vivere le emozioni</em></font>  <font size="3" face="Bookman Old Style">2007 Raffaello Cortina Editore. Milano</font></li>
</ol>
<p align="justify"><font face="Bookman Old Style">*<a href="http://www.paginegialle.it/pgol/4-benegiamo%20stefano/3-lecce"target="_blank"  onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.paginegialle.it');">Dott. </a><strong><a href="http://www.paginegialle.it/pgol/4-benegiamo%20stefano/3-lecce"target="_blank"  onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.paginegialle.it');">Stefano Benegiamo</a> </strong>Medico Psicoterapeuta e Psicoanalista Junghiano di Lecce. </font></p>
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		<title>Riflessioni teoriche sul concetto di setting, complesso, archetipo e prassi analitico-comparata di gruppo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 09:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Marco Giannini
In psicoanalisi &#8220;il setting delimita un&#8217;area spazio-temporale vincolata da regole che determinano ruoli e funzioni in modo da poter analizzare il significato affettivo dei vissuti del paziente in una situazione specificatamente costruita per questa rilevazione&#8221; (Galimberti 1992, p. 871). Definendo il setting come spazio fisico e mentale limitato nello spazio e nel tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Marco Giannini</p>
<h5><span style="color: black"><img src="http://www.mclink.it/personal/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/images/jung_portrait.jpg" />In psicoanalisi &#8220;il setting delimita un&#8217;area spazio-temporale vincolata da regole che determinano ruoli e funzioni in modo da poter analizzare il significato affettivo dei vissuti del paziente in una situazione specificatamente costruita per questa rilevazione&#8221; (Galimberti 1992, p. 871). Definendo il setting come spazio fisico e mentale limitato nello spazio e nel tempo interagenti fra loro, delimitiamo &#8220;un luogo sacro&#8221; entro il quale si svolge la prassi psicoterapeutica: da una parte un&#8217;offerta di terapia, dall&#8217;altra una richiesta di terapia. Quella &#8220;spinta&#8221; a far sì che due persone o un gruppo di persone si incontrino e stabiliscano una relazione terapeutica in un luogo prestabilito e il ricrearsi ogni volta della medesima situazione formale, spingerebbero a ritenere il setting un archetipo, quale forma eterna e immutabile di &#8220;relazione che cura&#8221;, sensibile di accordarsi a differenti contenuti secondo il canone culturale dominante, dato che &#8220;l&#8217;archetipo è in sé un elemento vuoto, formale, nient&#8217;altro che una facultas praeformandi, una possibilità data a priori della forma di rappresentazione&#8221; (Jung, Opere 9, p. 81) sensibile di un contenuto ma formalmente immutabile.</span><span style="color: black">&#8220;In ogni epoca, gli uomini hanno intrapreso pellegrinaggi, viaggi spirituali, ricerche personali. Spinti dal dolore, attirati dal desiderio, sorretti dalla speranza, singolarmente e in gruppi sono andati alla ricerca della liberazione, dell&#8217;illuminazione, della pace, del potere, della gioia o dell&#8217;irrealizzabile&#8221; (S.B.Kopp 1972, p. 9) perché &#8220;lo spirito dell&#8217;umanità si è da millenni dato pena per le sofferenze dell&#8217;anima, forse ancor prima che per quelle del corpo&#8221; (Jung, Opere 10, p. 243).</span><span style="color: black"></p>
<h5>La psicoanalisi e tutte le scuole da essa derivate, o ad essa ispirantesi, rappresenterebbero così, attraverso il setting, &#8220;la forma moderna&#8221; (o scientifica) con cui la nostra cultura sta esprimendo &#8220;la relazione che cura&#8221;.<br />
Spetta dunque a Freud il merito di aver dato &#8220;veste moderna&#8221; alla &#8220;relazione che cura&#8221; poiché è stato il primo a studiare &#8220;in modo scientifico e sistematico le manifestazioni dell&#8217;inconscio. Perciò Freud va considerato il fondatore della moderna psicologia del profondo&#8221; (J.Jacoby 1971, p. 18) colui che ha saputo cogliere quel bisogno &#8220;latente&#8221; di un nuovo tipo di cura dandogli quella forma &#8220;manifesta&#8221; rivoluzionaria e scandalosa (ma non troppo - cfr. Masson 1984) destinata al successo che conosciamo sotto il nome di psicoanalisi e di cui il setting è lo strumento operativo e la condizione necessaria affinché si possa parlare di psicoterapia.</h5>
<h5>Ponendo dunque il setting come archetipo, come forma eterna e immutabile di &#8220;relazione che cura&#8221; che ha trovato forma moderna nella psicoanalisi e nelle scuole che si sono susseguite da Freud in poi, risulterebbero inserite nella bipolarità del concetto stesso le contraddizioni che il setting propone, quale contenitore e condizione di accoglimento da una parte, quale strumento difensivo dei contenuti ansiogeni, evocati dal rapporto terapeutico, dall&#8217;altra, dato che &#8220;l&#8217;archetipo nella sua struttura bipolare, porta immanenti in sé sia il lato oscuro che il lato chiaro&#8221; (J.Jacoby 1971, p. 61).</h5>
<h5>Si dovrebbe così ad una predisposizione innata, ad un archetipo specifico, l&#8217;attivazione di una relazione terapeutica (il ritrovarsi in uno spazio &#8220;sacro&#8221;, il setting) che io definirei più precisamente &#8220;campo totale di forze&#8221; ampliando la definizione proposta da L. Tarantini secondo cui &#8220;grazie alla presenza di nuclei complessuali profondi, dotati perciò di una forte carica energetica, più consci nell&#8217;analista, totalmente o in parte inconsci nel paziente&#8221; è possibile che &#8220;si possa instaurare quel campo di forza intermedio che chiamiamo setting analitico, di cui i complessi, o meglio il loro nucleo archetipico, rappresenterebbero sia i mediatori che gli attivatori&#8221; (1992, p. 539). <font face="Times New Roman"></font></h5>
<p></span></h5>
<p> <a href="http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/08/02/riflessioni-teoriche-sul-concetto-di-setting-complesso-archetipo-e-prassi-analitico-comparata-di-gruppo/#more-181" class="more-link" >(more&#8230;)</a></p>
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		<title>OROSCOPO : istruzioni per l’uso</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/07/08/oroscopo-istruzioni-per-l%e2%80%99uso/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 13:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>

		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Matteo Pavesi 
A cosa serve leggere l’oroscopo giornaliero nel terzo millennio ?. Probabilmente a niente, ma vuoi mettere quanto e’ affascinante immaginare che i pianeti e la tua persona hanno lo stesso ritmo cosmico e sono legati in modo invisibile ?.
Non credo che sia sbagliato scrivere l’oroscopo (lo faccio da piu’ di 20 anni), credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="entry-body">di Matteo Pavesi </p>
<p><img src="http://www.informadanza.com/oroscopo/img/zodiaco.jpg" />A cosa serve leggere l’oroscopo giornaliero nel terzo millennio ?. Probabilmente a niente, ma vuoi mettere quanto e’ affascinante immaginare che i pianeti e la tua persona hanno lo stesso ritmo cosmico e sono legati in modo invisibile ?.<br />
Non credo che sia sbagliato scrivere l’oroscopo (lo faccio da piu’ di 20 anni), credo siano sbagliati alcuni modi di leggerlo.</p>
<p>E’ inutile, forse dannoso leggere l’oroscopo giornaliero con taglio scientifico. L’astrologia e’ una filosofia di vita, con lei puoi interpretare i movimenti fra pianeti osservati dalla terra e conferire loro dei significati. Le combinazioni della giornata non hanno alcuna pretesa di verita’, anche solo perche’ la verita’ assoluta non esiste; sono inviti a riflettere sui tuoi stati d’animo.<br />
Ma nella società di oggi, chi ha voglia di fare autocoscienza ?</p>
<p>Sbagliato aspettare che l’oroscopo indovini gli eventi della giornata, cio’ che puo’ fare, al massimo e nel migliore dei casi, e’ aiutare a comprendere uno stato d’animo del quale non avevi piena consapevolezza. E‘ stupido e falso assumere atteggiamenti che ci vedono attendere chissa’ cosa piuttosto che agire nel mondo. I consigli di un oroscopo giornaliero (del mio sicuramente, degli altri non so) possono, per la legge della sincronicita’ cara a Jung, funzionare nella tua vita soprattutto se ti muovi, se scopri, se pensi e se osservi; a fine giornata potrai decidere se i consigli astrali del giorno hanno lavorato per te; se cosi’ non fosse no problem, amici come prima….io continuo a guardare le stelle e tu potrai smettere di leggere l’oroscopo….</p>
<p>Accorgersi di tutto questo, capisco, non e’ semplice, ma qui sta la meraviglia della disciplina astrologica. Immaginalo come uno strumento di interpretazione, un aiuto alla comprensione di un mondo sempre piu’ diffcile da vivere. Niente altro.</p>
<p>da: http://matteopavesi.nova100.ilsole24ore.com</p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Che l&#8217;oroscopo, soprattutto quello giornaliero non serva a niente, non ho dubbi. Per la verità ne ho anche pochi rispetto all&#8217;oroscopo individuale o al tema natale ma, insomma,  per la verità, sono così poco interessato che non voglio impegnarmi troppo a buttar via  tempo a pensarci e tanto meno a fare degli atti di fede al contrario e a dire: credo che non sia vero. Che ne so io, personalmente non mi interessa e basta. So che molti,  persone serie, ci credono. Quello che mi impressiona e anche un po&#8217; mi disturba invece, è l&#8217;utilizzo, la citazione che alcuni fanno di Jung in contesti che proprio non sono veri. E&#8217; vero che Jung credeva alla sincronicità ma che centra questa con l&#8217;oroscopo quotidiano? Queste previsioni  tutti uguali che dovrebbero interessare  decine di milioni di persone.</em></strong></p>
<p><strong><em>C&#8217;è in questo qualcosa di fastidioso, di volutamente non vero.  Faccio un   solo esempio,  é un po&#8217; come quei signori che fanno le previsioni del lotto. Non so se li avete mai sentiti, prevedono praticamente l&#8217;uscita di tutti i numeri, poi dopo l&#8217;estrazione urlano: &#8220;lo avevamo previsto&#8221;. Ora che fra decine di milioni di persone alle quali tocca  quel particolare oroscopo giornaliero, ci siano alcuni che gli capita proprio qualcosa di quello che è stato previsto, è matematico. Che centra la sincronicità e Jung?  Niente ma, evidentemente, tutto è buono per far soldi</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Biblioterapia, ansia e depressione combattute a colpi di romanzi</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/07/02/biblioterapia-ansia-e-depressione-combattute-a-colpi-di-romanzi/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 06:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Antonella Bersani
A volte basta un libro: Herman Hesse, i pensieri di Pascal. Anche Lev Tolstoj, Il gabbiano di Johnatan Livingston o Il Piccolo principe di Saint Exupéry. Opere classiche sugli scaffali delle biblioteche e nuova frontiera in Italia nella cura delle malattie psicoterapiche, ansia e depressione in particolare. Si chiama biblioterapia e comprende sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Antonella Bersani</em></p>
<p><img src="http://www.asanchalibros.com/imagenes/libreria.gif" />A volte basta un libro: Herman Hesse, i pensieri di Pascal. Anche Lev Tolstoj, Il gabbiano di Johnatan Livingston o Il Piccolo principe di Saint Exupéry. Opere classiche sugli scaffali delle biblioteche e nuova frontiera in Italia nella cura delle malattie psicoterapiche, ansia e depressione in particolare. Si chiama biblioterapia e comprende sia manuali di auto aiuto che romanzi. Libri insomma, che il terapeuta prescrive ai pazienti come “compito a casa” per aiutarli nel loro percorso terapeutico.<br />
In Italia se ne parla soltanto da due o tre anni, ma nel mondo anglosassone il terreno è stato esplorato a lungo. Nata negli anni ‘30 negli Usa su impulso dello psichiatra William Menninger, oggi la biblioterapia è una prassi comune nei dipartimenti psichiatrici britannici e americani. “Negli Stati Uniti ci sono ben 3700 titoli dedicati all’autoaiuto” spiega Rosa Mininno, direttore scientifico della rete Nuove Dipendenze e fondatrice dell’<a href="http://www.biblioterapia.it/"target="_blank"  onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.biblioterapia.it');"><font color="#000000">unico sito italiano sul tema</font></a> “In Inghilterra invece, la biblioterapia è una prassi adottata dal servizio sanitario nazionale e la lettura di manuali di auto aiuto viene prescritta come primo intervento nei casi meno gravi. Le autorità sanitarie hanno anche approvato una lista di 35 titoli ritenuti validi, con particolare riferimento alla cura di ansia, depressione, insonnia e disfunzioni sessuali”.<br />
Anche in Italia la strada è ormai aperta: la Clinica Psichiatrica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania adotta infatti la biblioterapia per i propri pazienti nel trattamento della depressione, si moltiplicano le Asl che organizzano gruppi di lettura, mentre L’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha istituito una biblioteca per offrire a pazienti e familiari aiuto e informazioni scientifiche.<br />
Funziona davvero? A livello internazionale esistono studi condotti attraverso “gruppi di controllo”, con gli stessi criteri della sperimentazione farmaceutica: si confrontano alcuni parametri legati al miglioramento e al benessere dei soggetti prima e dopo la lettura, paragonandoli poi a quelli dei pazienti che non hanno letto un libro. Le ricerche pubblicate nel 2003 sul Journal of Clinical Psychology ad esempio, confermano l’efficacia nei casi di live ansia o depressione, ma meno nei casi di dipendenze da alcol o tabacco. “Un buon libro è strumento di conoscenza, crescita cognitiva, psicologica e sociale” conclude Rosa Mininno “Può servire dunque anche a bambini e adolescenti per curare problemi comportamentali, come la scarsa autostima o il bullismo. Attenzione però: mai fidarsi di manuali che promettono guarigioni in 24 ore”.</p>
<p>da: http://blog.panorama.it</p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Sono certo che i libri  abbiano  segnato la mia vita.  Ho letto molto, un po&#8217; di tutto,  forse  in maniera un po&#8217; disordinata ma sono consapevole che ciò che  conosco è  così poco, quasi incommensurabile rispetto a quanto  la letteratura di ogni tipo possa offrire. E&#8217;  per  questo  che quando qualcuno mi chiede un titolo,  al massimo dico cosa io sto leggendo ma subito aggiungo: andate in libreria e guardate i libri, leggetene  i titoli,  le prefazioni, alcune pagine interne  e lasciatevi andare, troverete sicuramente il libro per voi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Se ci penso bene, è successo così anche a me. In fondo il mio interesse per la psicoanalisi è iniziato che avevo 16, 17 anni a seguito di una vera affascinazione che avevo provato leggendo  &#8221; Che cos&#8217;é la psicoanalisi&#8221; di Pierre Daco, psicoanalista junghiano. Poi, ci ho messo quasi 30 anni  per realizzare quel sogno che avevo fatto a 17 anni.  Ogni uno di noi segue la sua strada, nessuno la può pre-definire  ma i libri possono indicarla,  sono  come un cartello stradale che improvvisamente appare se uno si è smarrito. Unica condizione: che siamo noi a guidare.</p>
<h1 class="tit_libro"><a name="su" title="su"></a></h1>
<p></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tra Psicologia Clinica e Psichiatria</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 07:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>

		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  DANILO DI MATTEO 
Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor Giovanni Stanghellini, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor Mario Fulcheri, docente di Psicologia Clinica.

Il professor Mario Reda e il professor Adolfo Pazzagli hanno sottolineato l&#8217;importanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif">di:  <span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-weight: normal; font-size: 8pt; font-style: normal; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><strong><font color="#112544">DANILO DI MATTEO</font></strong></span></span></span> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif"><strong><em>Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor <font color="#112544">Giovanni Stanghellini</font>, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor <font color="#112544">Mario Fulcheri</font>, docente di Psicologia Clinica.</em></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"><img src="http://www.gaiavicenzi.com/index.1.gif" />Il professor <strong>Mario Reda</strong> e il professor <strong>Adolfo Pazzagli</strong> hanno sottolineato l&#8217;importanza di un approccio umanistico al disagio psichico. La diagnosi non potrà limitarsi alla descrizione di un disturbo, ma dovrà consistere nella ricerca compiuta dal paziente con l&#8217;aiuto del terapeuta volta a spiegarlo; cioè, innanzitutto, a dargli un senso. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">E l&#8217;empatia non è solo la capacità di partecipare emotivamente alle vicende altrui, ma anche quella di coglierne i significati. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Più in generale, poi, è un formidabile strumento terapeutico il gioco di rimandi emotivi fra paziente e terapeuta; o, in termini psicoanalitici, la dinamica del transfert e del controtransfert. Oggi, invece, si tende troppo spesso a vedere nelle emozioni un tratto abnorme e patologico presente anche nei sani, quando invece la salute è proprio nella capacità di modularle e di goderne. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">La tentazione della psichiatria di oggettivare la persona è forte, proprio mentre, paradossalmente, la medicina interna si sforza oggi di valorizzare la dimensione soggettiva e dialogico-relazionale dei disturbi. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Così è anche per la biografia, che non può ridursi alla storia clinica del soggetto, tralasciandone i vissuti e ignorando la sua &#8220;corresponsabilità&#8221; in ciò che gli accade.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Il professor <strong>Mario Rossi Monti</strong>, a propria volta, ha ricordato le diverse matrici della psicologia clinica: la psicoanalisi, la psicologia sperimentale, il comportamentismo. E la psicoanalisi e la fenomenologia sono nate proprio dal rapporto umano col paziente. Egli ha poi passato in rassegna alcune &#8220;ovvietà&#8221;: luoghi comuni che, pur avendo un fondo di verità, non possono esaurire la comprensione del disagio mentale. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">E oggi persino autorevoli psichiatri di indirizzo biologico evidenziano l&#8217;importanza del &#8220;fattore umano&#8221; e del contesto al fine di un valido atteggiamento terapeutico. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Può essere talora opportuno, per orientarsi, semplificare il quadro, senza però mai ignorarne la complessità. Anche perché la stessa ricerca scientifica non è solo quantitativa; talora, anzi, è proprio qualitativa. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">La psicopatologia, così, nell&#8217;equilibrio fra i tre aspetti nei quali si declina - generale, clinica e antropofenomenologica - può fornire una preziosa bussola alla psicologia clinica e alla psichiatria, ponendosi per così dire come loro interfaccia. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Basti pensare agli organizzatori psicopatologici, in grado di gettare un po&#8217; di luce su situazioni anche gravi di sofferenza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Al termine della mattinata vi è stato un vivace scambio di pareri fra il pubblico e i relatori. Nel pomeriggio si è svolta l&#8217;ultima sessione del convegno, dedicata al rapporto fra Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze.</span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">(Tratto dal quotidiano &#8220;<em>Cronaca d&#8217;Abruzzo</em>&#8221; di domenica 29 giugno 2008)</span></p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Formazione in psicoterapia ed assistenza psicologica nell&#8217;ASL Napoli 1</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/06/25/formazione-in-psicoterapia-ed-assistenza-psicologica-nellasl-napoli-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  MAURIZIO MOTTOLA 
Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi -che hanno terminato l&#8217;iter formativo- della Scuola Sperimentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">di:  MAURIZIO MOTTOLA </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><img src="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2007/11/disagio.jpg" />Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno <em>La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università</em>, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi <strong>-</strong>che hanno terminato l&#8217;iter formativo<strong>-</strong> della <em>Scuola Sperimentale per la</em> <em>Formazione in Psicoterapia</em> dell&#8217;Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Infatti venerdì 11 luglio 2003, presso il Ministero dell&#8217;Istruzione Università e Ricerca (MIUR), la <em>Commissione per la valutazione dell&#8217;idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia</em> approvò<span>  </span>la <em>Scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate </em>(G<strong>.</strong>U<strong>. </strong>n<strong>.</strong> 201 del 30/8/ 2003), promossa dall&#8217;ASL Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">E&#8217; stata la prima scuola di formazione in psicoterapia promossa da una Azienda Sanitaria Locale, che <strong>-</strong>oltre ad essere la più grande d&#8217;Italia per bacino di utenza<strong>-</strong> ha acquisito anche la caratteristica di essere la prima d&#8217;Italia ad avere promosso una scuola di formazione in psicoterapia e ad averne acquisito<span>  </span>il relativo riconoscimento ministeriale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Tale scuola è scaturita da anni ed anni di sperimentazione didattica nel campo delle scienze umane<span>  </span><strong>-</strong>con particolare riguardo alle discipline psicologiche, psichiatriche e psicoterapeutiche<strong>-,</strong> avviata dall&#8217;iniziale scuola fondata dallo psichiatra <em>Sergio Piro</em> , chiamata <em>semantico connessionale</em><span>  </span><strong>-</strong>fino al 1988<strong>-</strong>, <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>fino al 1999<strong>-</strong> e <em>scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate</em><span>  </span><strong>-</strong>dal 2001<strong>-.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Questi i principali assunti di riferimento<strong>:</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">non vi è possibilità di una nuova operatività senza una nuova didattica<strong>;</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">il sapere e la conoscenza non appartengono alle singolarità autosufficienti e ripiegate su se stesse, ma sono un fatto sociale e comunitario ed un <em>mettere in comune</em>, che solo nello scambio vivo e partecipato/partecipante con l&#8217;altro acquistano il loro valore ed il loro senso<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Pertanto la cura ad orientamento <em>antropologico trasformazionale</em><span>  </span><strong>-</strong>nel riconoscersi come filiazione epistemologica del mutamento operazionale determinato dalla legge 180 di riforma psichiatrica<strong>-</strong><span>  </span>individua un inedito dispositivo di cura<strong>:</strong> il <em>soggetto collettivo curante</em><strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
La differenza fondamentale tra questo approccio e quello delle psicoterapie storiche ed attuali è tutta in questo punto<strong>: </strong>per le psicoterapie in genere il terapeuta è l&#8217;unico titolare della <em>terapeuticità</em> del processo di cura, mentre l&#8217;orientamento <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>che discende direttamente dal lavoro di pratica sociale e di ricerca clinica all&#8217;interno dei servizi di salute mentale<strong>-</strong><span>  </span>utilizza una <em>terapeuticità diffusa, collettiva, transindividuale</em><strong>.</strong> Soprattutto il processo di <em>deospedalizzazione</em> scaturito dalla legge 180 di riforma psichiatrica ha evidenziato l&#8217;importanza di strategie terapeutiche non meramente duali, ma appunto fondate sui paradigmi conoscitivi ed applicativi della intersoggettività dell&#8217;incontro interpersonale allargato al discorso comunitario<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Dunque con l&#8217;approccio <em>antropologico trasformazionale</em> si intende affrontare tutto ciò che è volto alla descrizione ed alla ricerca scientifica sulle trasformazioni dell&#8217;orizzonte conoscitivo ed emozionale delle collettività e delle singole persone<strong>.</strong> Ne scaturisce una modalità operazionale che direttamente deriva dalla consapevolezza fenomenologica della complessità del reale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
Comunque nell&#8217;ASL Napoli 1 è funzionante il <em>Dipartimento di Psicologia</em>, che<strong> </strong>secondo l&#8217;Atto Aziendale dell&#8217;ASL Napoli 1 svolge le seguenti funzioni<strong>:</strong></span>
</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">&#8220;</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Il Dipartimento di Psicologia realizza l&#8217;integrazione delle attività psicologiche svolte dalle Unità Operative di psicologia territoriale ed ospedaliere allo scopo di<strong>:</strong> <strong>-</strong>costituire reti di servizi come offerta integrata alla complessità della domanda psicologica nelle sue componenti di prevenzione, diagnosi e terapia del disagio psichico, nonché la formazione degli operatori<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>favorire, attivando idonee modalità di comunicazione ed interrelazione, il coordinamento delle attività svolte dalle Unità operative di Psicologia Territoriali e ospedaliere e le altre Unità Operative<strong>;</strong> <strong>-</strong>allocare le risorse umane in modo dinamico e flessibile<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>programmare attività di formazione che sostengano le motivazione degli operatori al fine di migliorare qualitativamente le prestazioni offerte<strong>;</strong> <strong>-</strong>definire gli ambiti territoriali attribuiti alle singole Unità operative di Psicologia<strong>.</strong> Il Dipartimento di Psicologia ha inoltre la funzione di assicurare<strong>:</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>la collaborazione interistituzionale a livello locale, nazionale e sopranazionale per la promozione della salute psichica<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>la rivelazione dei flussi informativi anche al fine di individuare specifici fattori di rischio<strong>; </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>livelli uniformi di assistenza psicologica curando in particolare la semplificazione delle procedure di accesso dei cittadini alle prestazioni richieste accogliendo e decodificando la complessità della domanda relativa al disagio psichico<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>l&#8217;elaborazione di linee guida volte all&#8217;accoglimento ed al soddisfacimento della richiesta di aiuto relativa alla complessità del disagio psichico proveniente dal territorio, alla definizione ed attivazione di percorsi terapeutici, privilegiando interventi per progetti<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>il rispetto dell&#8217;equità e continuità nell&#8217;erogazione delle prestazioni attraverso la modulazione di interventi idonei a raggiungere le fasce di popolazione più a rischio<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong>- </strong>il coordinamento delle attività di tirocinio per gli studenti, laureati e specializzandi in psicologia<strong>;</strong> <strong>-</strong>la promozione della partecipazione dei cittadini individuando programmi di informazione e attività di prevenzione rivolte alla Comunità<strong>.&#8221;.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><strong><font color="#112544">I</font></strong></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">l Dipartimento di Psicologia dell&#8217;ASL Napoli 1 è così articolato<strong>:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica, Psicoterapia e Formazione Psicodinamica, presso il Distretto 51<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Psicoterapia, presso il Distretto 47<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Prevenzione Salute Mentale Donna e Centro Clinico per il </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><span>   </span>Maltrattamento in Famiglia, presso il Distretto 46<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e dell&#8217;Età Evolutiva, presso il Distretto 51<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Vi lavorano 3 direttori e 25 dirigenti (17 psicologi e 8 medici), che erogano le seguenti prestazioni ed effettuano le seguenti attività<strong>:</strong></span></p>
<ul type="disc" style="margin-top: 0cm">
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">colloqui di consulenza psicologica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">diagnosi di valutazione psicologico<strong>-</strong>clinica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze per disturbi psicosomatici e delle condotte alimentari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze psicosessuologiche<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze psicologiche per lo sport<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">prevenzione, diagnosi e cura del disagio psicologico dei bambini, degli adolescenti e dei loro familiari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze e interventi psicosociali per operatori di istituzioni (scuola, Comune, eccetera)<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">consulenze e informazioni per operatori di istituzioni e associazioni<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">interventi di prevenzione individuale e collettiva dei rischi per la salute psicologica, in particolare attraverso attività di counselling negli istituti scolastici<strong>.</strong></span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Essendo l&#8217;accessibilità uno dei fattori della qualità ottimale, in quanto esprime il massimo che un sistema sanitario può mettere a disposizione dei cittadini, incrementandone così la propria efficienza, è auspicabile che tale Dipartimento di Psicologia sia potenziato nelle sue articolazioni territoriali che sono le Unità Operative di Psicologia Clinica<strong>:</strong> in tal modo fasce della popolazione non abbiente e non in grado quindi di sostenere i costi di una psicoterapia (o comunque di un sostegno psicologico) a livello libero professionale e che rivolgendosi ai servizi sanitari pubblici spesso ricevono solo dei trattamenti di urgenza ed emergenza non sarebbero dunque più precluse di fatto all&#8217;accesso alla psicoterapia (o comunque al sostegno psicologico)<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'">Poiché prevenire è far sì che i disagi ed i disturbi non si trasformino in conclamate malattie, ecco che la psicoterapia ed il sostegno psicologico si rivelano uno strumento efficace in tal senso ed attualizzano una concreta prevenzione, purché se ne potenzi per davvero l&#8217;accessibilità<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"></span></p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;Asl N° 1 di Napoli é  stata la prima e una delle poche a mettere a bando ancora diversi anni fa posti per psicoterapeuti,  poi ha fatto una  Scuola riconosciuta dal Ministero per la specializzazione in psicoterapia. Questo é far prevenzione.  E&#8217; incredibile però come tutti i giorni, giornali e  telegiornali ci ammorbino con le notizie dei rifiuti e passa l&#8217;idea che Napoli sia solo quel problema,  quando invece dimostrano di avere una sensibilità ed una genialità che però conviene tacere, magari per poter investire in un&#8217;altra  clinica privata . </em></strong></p>
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		<title>La psicoanalisi apre al confronto</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/06/19/la-psicoanalisi-apre-al-confronto/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 05:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è chiuso nel segno di una svolta il XIV congresso della Società Psicoanalitica Italiana che si è tenuto a Roma al Centro Congressi Angelicum. Una svolta “ufficiale”, come attesta la brochure di introduzione ai lavori a cura della Spi: «Il Congresso inaugura una nuova formula aperta all’intervento di esperti di altre discipline (antropologi, filosofi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Si è chiuso nel segno di una svolta il XIV congresso della Società Psicoanalitica Italiana che si è tenuto a Roma al Centro Congressi Angelicum. Una svolta “ufficiale”, come attesta la brochure di introduzione ai lavori a cura della Spi: «Il Congresso inaugura una nuova formula aperta all’intervento di esperti di altre discipline (antropologi, filosofi, scienziati)…».</em></strong></p>
<p><img src="http://data1.blog.de/media/224/516224_a9a7b743d9_m.jpeg" /></p>
<p><em>Il divano di Freud.</em> </p>
<p>Dichiarazione forte, per chi conosce l’antica severità dei congressi della categoria, da sempre attestata su rigide chiusure verso l’esterno, in omaggio a un rigore metodologico dai tratti a volte autoreferenziali. «E’ vero, abbiamo dato spesso all’esterno un’immagine di chiusura, in un rapporto con la società che possiamo definire oscillante. Ma da sempre abbiamo avuto al nostro interno personalità di grande apertura verso il mondo esterno. Una per tutte, Perrotti, partigiano e poi fortemente impegnato in politica, o ancora Fornari, teorico di uno scambio fecondo tra psicoanalisi e cultura altra». Domenico Chianese, già presidente della Spi fra il 2001 e il 2005, conferma che però ora siamo davanti a una svolta: «I congressi della Spi si tengono con cadenza biennale, ogni quattro anni i lavori saranno aperti a un confronto con il mondo esterno».</p>
<p><strong>ll tema del Congresso è “Identità e cambiamento”. Qual è la cifra forte del cambiamento che voi analisti cogliete nella stanza d’analisi? </strong><br />
«S’impone una premessa. Nel passato ci sono stati cambiamenti davvero eclatanti da un punto di vista storico-culturale. Basti pensare alla nascita della psicoanalisi: Freud assiste alla “finis Austriae”, è un mondo che si dissolve, scoppia la guerra del 1914-1918. E ancora la nascita del nazismo, le persecuzioni, gli orrori della seconda guerra mondiale. Non si può dire altrettanto oggi, ma siamo comunque di fronte a mutazioni destabilizzanti per l’identità dei singoli. Mi riferisco sul piano sociale ai grandi fenomeni migratori e alla radicalizzazione dei fenomeni religiosi. Il melting pot che ne è seguito è stato fecondo come lo è ogni incontro con l’Altro, ma anche portatore di grandi contrasti».</p>
<p><strong>Quali le conseguenze? </strong> <br />
«Una dispersione dell’identità, quindi una depressione diffusa, intesa non solo come grande depressione ma anche come sentimento depressivo-melanconico. In analisi continuiamo a incontrare le patologie classiche, ma accanto scopriamo un’area sempre più vasta di atteggiamenti borderline».</p>
<p><strong>C’è una peculiarità italiana?</strong><br />
«Direi proprio di sì. La difficoltà che i giovani incontrano nel trovare un lavoro, rende difficoltoso il processo di formazione dell’identità: basti pensare all’impossibilità di formare una famiglia nei tempi desiderati, di proiettarsi nel futuro».</p>
<p><strong>E sul piano del costume che cosa si muove?<br />
</strong>«L’allargamento delle famiglie al di là dei confini naturali apre nuovi interrogativi. Così come le nuove tecnologie nel campo della riproduzione: l’inseminazione artificiale, gli uteri in affitto portano con sé la scomparsa di paternità e di maternità. E non c’è bisogno di essere religiosi per interrogarsi sul senso morale di questi interventi».</p>
<p><strong>La psiconalisi che cosa può fare?</strong><br />
«Seguire con attenzione questi fenomeni, aprirsi sempre di più verso l’esterno, verso i mondi contemporanei. Non irrigidirsi utilizzando vecchie categorie, ma cercare un adeguamento continuo nei confronti del cambiamento che ci troviamo davanti».<a name="commenti" title="commenti"></a> </p>
<p>da:http://www.ilmessaggero.it </p>
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		<title>Le psicoterapie</title>
		<link>http://www.psicoterapiajunghiana.com/2008/06/14/le-psicoterapie/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 07:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il dott. Schiraldi , Psicoterapeuta di Molfetta, ci fornisce un breve excursus  sulla  psicoterapia  come un metodo  per il  trattamento dei disturbi psichici. Su alcuni punti ho opinioni un po&#8217; diverse dal dottore ma credo che il suo lavoro sia importante ai fini dell&#8217;informazione, della conoscenza di questo strumento terapeutico
  di Cesario Schiraldi
Secondo una definizione non esaustiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong><em>Il dott. Schiraldi , Psicoterapeuta di Molfetta, ci fornisce un breve excursus  sulla  psicoterapia  come un metodo  per il  trattamento dei disturbi psichici. Su alcuni punti ho opinioni un po&#8217; diverse dal dottore ma credo che il suo lavoro sia importante ai fini dell&#8217;informazione, della conoscenza di questo strumento terapeutico</em></strong></p>
<p>  di Cesario Schiraldi</p>
<p><img src="http://www.psicologo-psicoterapia.it/psicoterapia02.jpg" />Secondo una definizione non esaustiva, per psicoterapia si intende un metodo di trattamento dei disturbi psichici e/o somatici fondato sulla relazione fra il terapeuta e il paziente.</p>
<p>Fin dalle origini in Medicina il principio che il medico, al di là della chirurgia e dei farmaci, utilizzasse la propria persona come strumento terapeutico tramite la sua presenza, il proprio orientamento, i suoi consigli e suggerimenti al fine di modificare una determinata situazione patologica, era cosa ampiamente nota e diffusa. Tanto che lo stesso Freud disse “ … la psicoterapia non è un metodo di cura moderno.</p>
<p>Al contrario, è la più antica terapia di cui la medicina si sia servita”. D’altronde, credo che nessun medico possa rinunciare ad una talvolta inconsapevole ma pur sempre esercitata “attività psicoterapeutica” nella quotidianità della sua professione; come pure ritengo che nemmeno i pazienti vogliano mai che il proprio medico abdichi a quella essenziale funzione psicoterapeutica che viene loro dispensata sotto forma di rassicurazioni, indicazioni, proposte di comportamenti e di modifiche dello stile di vita, ecc.</p>
<p>Senza nemmeno banalizzare, la nascita di una psicoterapia vera e propria si colloca allorquando si cercò di porre ordine, comprendere, prevedere e ricondurre ad una precisa tecnica e ad un modello teorico consolidato un intervento terapeutico centrato sul mondo interno e sugli eventi psichici, sia intellettivi e sia emotivi, del paziente.</p>
<p>Quindi, in estrema sintesi, scopo della relazione terapeutica è quello di migliorare la patologia ed alleviare la sofferenza, approfondendo la conoscenza del mondo interno e della sfera emotivo-affettiva e fornendo una chiave di lettura alternativa del malessere.</p>
<p>Esistono molte tipologie di psicoterapia, ciascuna facente capo ad un modello teorico, non facili da ricordare e tanto meno da enumerare, al punto da rendere quasi vano ogni tentativo di classificazione.</p>
<p>In linea molto generale, si possono però individuare alcuni elementi comuni a tutte le forme di psicoterapia: </p>
<p>1  Il setting, termine di origine teatrale più usato in psicoanalisi, rappresenta la scena su cui si svolge l’intervento terapeutico e quindi l’impostazione di base che governa la relazione fra terapeuta e paziente; è una sorta di rituale che si ripete secondo il modello di psicoterapia. </p>
<p>2 La parola e il linguaggio intesi come forma di comunicazione e di espressione delle proprie istanze intellettive ed emotive che possono assumere anche un importante valore simbolico. </p>
<p>3  La relazione emotiva che si instaura e si sviluppa fra terapeuta e paziente. </p>
<p>4  Il trasfert ossia il flusso di contenuti verbali e non, emozioni, richieste, bisogni, ed ogni altra rappresentazione psichica del mondo del paziente che, in maniera più o meno consapevole, da questi si rivolge al terapeuta; anche se è un processo di chiara marca psicoanalitica si verifica in tutte le forme di psicoterapia. </p>
<p>5 La capacità di modificare un determinato modo di pensare, sentire, percepire e comportarsi, pur tipico del modello cognitivo-comportamentale, è un altro aspetto centrale del trattamento psicoterapico stesso.</p>
<p>D’altra parte, sempre in maniera molto schematica, le psicoterapie possono distinguersi secondo la modalità di approccio in: individuale, di coppia, familiare, di gruppo. Un discorso a parte, che non è possibile affrontare adesso, merita la psicoterapia nell’età evolutiva.</p>
<p>Ciascuno di questi approcci comporta modalità diverse di stabilire il setting e di organizzazione e gestione della relazione terapeutica. Essi, di norma, richiedono una adeguata formazione in merito.</p>
<p>È fuori discussione che chiunque dovesse guardare dall’esterno o avvicinarsi a questo tema per la prima volta si senta piuttosto confuso davanti a siffatto panorama, che ho cercato di semplificare al massimo omettendo tanti altri pur importanti particolari. O addirittura se dovesse essere chiamato a fare una scelta non saprebbe proprio come orientarsi davanti a tale ginepraio.</p>
<p>E poi a chi rivolgersi per una psicoterapia? Allo psichiatra? Allo psicologo? Allo psicoterapeuta? Allo psicoanalista?</p>
<p>Cerchiamo di chiarire, a rischio di una eccessiva semplificazione, qualche concetto di fondo in modo da rendere meno oscuro e criptico l’accesso, almeno a livello di immaginazione, all’argomento.</p>
<p>Lo psichiatra è un medico che, avendo conseguito la specializzazione in Psichiatria, è abilitato all’esercizio della psicoterapia. Lo psicologo è un laureato in Psicologia che per poter esercitare la psicoterapia frequenta una scuola specifica secondo l’indirizzo prescelto. Lo psicoterapeuta è solitamente uno psichiatra o uno psicologo abilitato e formato alla psicoterapia; più raramente può essere anche un altro laureato purché sia legalmente abilitato all’esercizio della psicoterapia. Lo psicoanalista è solitamente uno psichiatra o uno psicologo che ha seguito una formazione specifica in psicoanalisi.</p>
<p>È assolutamente consentito chiedere al terapeuta che tipo di formazione abbia e quale indirizzo teorico-tecnico segua. Per altri versi bisogna farsi guidare dall’istinto: per esempio, il terapeuta deve ispirare fiducia ed è indispensabile creare una relazione di empatia.</p>
<p>Anche il problema della scelta della psicoterapia che, a prima vista, potrebbe sembrare insormontabile non lo è poi così tanto. In primo luogo, non vi sono ineccepibili evidenze scientifiche che un determinato orientamento teorico e tecnico sia assolutamente preferibile rispetto ad un altro. Di contro esistono riconosciute indicazioni per alcune patologie. Per esempio, è ampiamente noto in letteratura che la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un trattamento di elezione per il disturbo di panico. Per quelle che, con un termine oramai poco usato, erano definite nevrosi è suggerito un approccio psicoterapico di tipo psicodinamico.</p>
<p>È anche noto che certi tipi di psicoterapia, e la psicoanalisi in particolare, non sono indicati per alcuni disturbi psichiatrici come le psicosi e i disturbi bipolari gravi. Inoltre, dal punto di vista metodologico, i criteri per stimare i risultati delle psicoterapie e il tipo di strumenti usati per la valutazione sono tuttora circondati da un alone di variabilità e soggettività. Su questi ed altri quesiti sono in atto numerose ricerche in psicoterapia.</p>
<p>In sintesi, ritengo che il problema dell’indicazione alla psicoterapia, almeno nell’ambito di un disturbo psichico, debba essere lasciato allo psichiatra affinché possa fornire un indirizzo terapeutico come parte di un progetto più globale in cui, ovviamente, il paziente sia soggetto consapevole e partecipe e non relegato ad oggetto dell’intervento.</p>
<p>Concludendo questo breve ed incompleto excursus sulle psicoterapie, vorrei aggiungere qualche ultima considerazione. Ci si può domandare se la psicoterapia è efficace. Al di là di ogni risposta scientifica (più o meno convincente) penso che una parola importante possano dirla i “consumatori”, dato che l’esperienza umana che è indissolubilmente legata a quella del trattamento non sia meno importante e stimolante della psicoterapia stessa e possa essa stessa costituire una motivazione altrettanto significativa.</p>
<p>Infine, non bisogna dimenticare il valore di alcuni fattori fondamentali, tra cui vorrei ricordare soprattutto la relazione emotiva e la persona del terapeuta. Si è accennato alla dimensione empatica della relazione terapeutica che implica, da parte del terapeuta, un processo di continua identificazione e di dis-identificazione con il paziente ed i suoi problemi, in maniera tale da riuscire ad avvicinarsi e a comprendere l’altro come persona che soffre ma anche da rimanere se stesso non abdicando alla propria identità professionale per continuare ad esercitare la funzione terapeutica.</p>
<p>Quindi, un ruolo centrale riveste anche la persona del terapeuta che, oltre ad aspetti più squisitamente tecnico-professionali, dovrebbe raccogliere in sé anche ulteriori fattori “aspecifici” (ma non certo secondari) quali fiducia, calore umano, accoglienza, equilibrio, ecc., che contribuiscono non poco all’effetto positivo del trattamento psicoterapico.</p>
<p>da: http://molfettalive.it</p>
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		<title>LIBRI: &#8216;DAL MAL DI VIVERE ALLA DEPRESSIONE&#8217; DI NICOLA LALLI</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 05:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Psicoterapia Junghiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 9 giu. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - E se non ogni malessere psicologico diagnosticato come depressione fosse effettivamente depressione? E se gli antidepressivi che attualmente costituiscono una spesa di 14 miliardi di euro, ossia l&#8217;1% del pil, non fossero la soluzione per tutto cio&#8217; che viene definito depressione? Con rigore scientifico ma adottando una prospettiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 9 giu. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - E se non ogni malessere psicologico diagnosticato come depressione fosse effettivamente depressione? E se gli antidepressivi che attualmente costituiscono una spesa di 14 miliardi di euro, ossia l&#8217;1% del pil, non fossero la soluzione per tutto cio&#8217; che viene definito depressione? Con rigore scientifico ma adottando una prospettiva culturale rispettosa delle categorie dell&#8217;umano, il libro &#8220;Dal mal di vivere alla depressione&#8221; di Nicola Lalli (edizioni Magi) e&#8217; il coraggioso tentativo di sottrarre alla depressione, alle case farmaceutiche, all&#8217;informazione parziale, alle campagne di marketing, alla mistificazione della ricerca psicofarmacologica, l&#8217;antico e sempre esistito &#8220;taedium vitae&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.italica.rai.it/immagini/arte/dechirico/dechirico2.jpg" />Ippocrate distingueva tra melanconia come malattia e melanconia come male di vivere. Si tratta di quel disagio radicato nella cultura, nella societa&#8217;, che affonda le sue radici nel cambiamento dei modelli comportamentali. Si tratta di quel &#8220;taedium&#8221; vitae necessario alla crescita dell&#8217;uomo, che appartiene al percorso di formazione della sua personalita&#8217;. Partendo dal questo presupposto, lo psichiatra Lalli, con esperienza e onesta&#8217; intellettuale analizza le forme e le possibili modalita&#8217; di cura della depressione ridefinendola attraverso un percorso di ricostruzione storica e clinica, con rimandi all&#8217;arte, alla letteratura, all&#8217;antropologia.</p>
<p>Il volume &#8220;Dal mal di vivere alla depressione&#8221; sara&#8217; presentato l&#8217;11 giugno alle ore 19 presso lAula Magna del Liceo Artistico di via Ripetta a Roma. All&#8217;evento, oltre all&#8217;autore, parteciperanno Goffredo Bartocci, presidente of World Association Cultural Psychiatry, Vittorio Lingiardi, ordinario di Psicologia Dinamica de &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma e Alberto Oliverio, ordinario di Psicobiologia de &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. Sara&#8217; presente l&#8217;Autore</p>
<p>da: http://www.adnkronos.com</p>
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		<title>Mente in Pace: dai manicomi al territorio, lo stigma odierno</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 05:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>

		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno

di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace
Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 febbraio 1904 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno<br />
</em></strong></p>
<p>di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace</p>
<p><img src="http://www.improntesociali.info/immagini/permano.jpg" />Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 febbraio 1904 sanciva che: “<em>Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualsiasi causa da alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi</em>”. Alla base di questa legge così come del pensiero comune vi erano i pregiudizi legati alla figura del disagiato psichico quali la violenza, l&#8217;irrecuperabilità, la pericolosità, l&#8217;incomprensibilità. Evidentemente nella coscienza collettiva il malato mentale continuava ad essere senza soggettività, considerato completamente succube del suo male e di conseguenza soggetto da soggiogare.</p>
<p>Intorno al 1930 avvenne un cambiamento. Ai malati mentali vennero applicate delle nuove terapie di shock (insulinico, malarico, elettro convulsivo). Queste da un lato annichilivano le coscienze di chi vi veniva sottoposto, ma dall&#8217;altro diedero l&#8217;occasione di guardare a queste persone come soggetti non solo da custodire ma anche da curare (anche se, ancora una volta, sempre e solo all&#8217;interno del manicomio). Una ulteriore spinta in questo senso fu data dall&#8217;introduzione degli psicofarmaci negli anni &#8216;50. Contemporaneamente a questi cominciarono a diffondersi anche le teorie psicanalitiche che non consideravano più la malattia mentale come solo fatto organico ma strettamente legata alla situazione esperienziale del soggetto che la manifestava. Fu così che nel 1962 in America si arrivò ad aprire i primi Centri di Igiene Mentale che però con quel termine &#8216;igiene&#8217; rammentavano ancora attributi poco &#8216;puliti&#8217; nelle menti dei malati, come se ci fosse qualcosa di sporco. Intanto in Italia bisognerà aspettare il 13 maggio 1978 per abolire la normativa del 1904 con la legge 180 grazie al direttore dell&#8217;Ospedale di Gorizia Franco Basaglia. Con la sua determinazione e le sue battaglie si è giunti ad un completo riassetto della psichiatria passando attraverso lo smantellamento dei manicomi e la restituzione alla società dei suoi &#8216;fratelli minori&#8217;. Ma la società è pronta ad accoglierli?</p>
<p>Come disse il patriota Massimo D&#8217;Azeglio dopo le conquiste di Garibaldi: &#8216;Fatta l&#8217;Italia bisogna fare gli Italiani&#8217; così ora che le leggi favoriscono il reinserimento in società dei sofferenti psichici bisogna fare in modo che questo possa avvenire realmente e sotto tutti i punti di vista. Non basta infatti togliere dall&#8217;isolamento del manicomio una persona se poi la si isola stigmatizzandola. Ancora oggi il pregiudizio intorno alle malattie mentali è molto resistente tanto da considerare lo stigma la malattia secondaria di chi soffre di disturbi psichici. A questo proposito l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità il 7 aprile 2001 in occasione della giornata della salute mentale ha lanciato lo slogan &#8216;Stop exclusion, Dare to care&#8217; (Contro lo stigma, il Coraggio delle cure) evidenziando i pregiudizi più diffusi e chiedendo a tutti i governi di intervenire nel concreto per superarli. Quali sono tali pregiudizi? Vediamo uno per uno i maggiormente diffusi.<br />
&#8216;I malati mentali sono pericolosi per sé e per gli altri&#8217;: sì, certamente qualcuno lo è ma guardando le statistiche si evince che solo lo 0,2% dei malati in un anno incorre in atti perseguibili penalmente. In questo senso molto della responsabilità del rinforzo di tale pregiudizio va attribuita ai media che, a fini di lucro e senza porsi il minimo scrupolo sulle conseguenze di chi soffre tali disturbi, mettono in ampio risalto (dove deliberatamente non esagerano), fatti di cronaca relativi a persone con disturbi psichici comprovati. Oppure se chi compie gesti efferati non aveva mai accusato tali disturbi, si appellano comunque al &#8216;raptus di follia&#8217; da essi stessi inventato, con la precisa volontà di ignorare che in realtà ognuno di noi potrebbe commettere qualsiasi gesto del genere.</p>
<p>“<em>E&#8217; inutile starli ad ascoltare, tanto non dicono niente di sensato</em>”: certamente trovandoci di fronte ad una persona in crisi delirante tutto ciò che dice ci può apparire senza logica, incomprensibile. Non sarebbe lo stesso se trovandoci di fronte la stessa persona nella stessa situazione adottassimo un atteggiamento di disponibilità e voglia di leggere tra le righe di ciò che ci dice, anzi, scopriremmo che spesso può esistere un terreno comune su cui costruire un dialogo funzionale.<br />
“<em>I malati mentali non possono guarire</em>”: oggi come oggi non c&#8217;è niente di più falso (così come lo è sempre stato d&#8217;altronde), eppure risulta essere il più invalidante tra i pregiudizi in quanto genera un senso di perdita di speranza sia nella persona malata che in chi ha vicino.<br />
“<em>Sono un peso per la società perché non lavorano</em>”: sì, a volte non riescono davvero a lavorare, così come non ci riusciamo noi quando ad esempio abbiamo l&#8217;influenza. Se fossero persone non in grado di lavorare come avrebbero potuto auto sostenersi nei secoli nelle loro &#8216;città fuori dalle città&#8217;? Oggi più che negli anni passati si grida a gran voce il loro diritto al lavoro che è condizione essenziale per il raggiungimento di una reale autonomia.<br />
Potremmo continuare ancora per un bel po&#8217; ma il succo del discorso è che bisogna eviscerare le motivazioni infondate a sostegno dei pregiudizi. E&#8217; importante avere gli strumenti e i metodi giusti per arrivare alla coscienza delle persone e combattere lo stigma. Molto si è fatto soprattutto in questi ultimi trenta anni ma moltissimo è rimasto da fare.</p>
<p><em>da: http://www.targatocn.it </em></p>
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