Psicoanalisi una terapia superata e inutile?

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Critiche alla Psicoanalisi: il libro nero della Psicoanalisi

Si è svolto a Napoli, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la conferenza La psicoanalisi è inutile?, in occasione della presentazione del libro L’antilibronero della psicoanalisi (a cura di Jacques-Alain Miller, Edizioni Quoadlibet): la psicoanalisi, Freud “La psicoanalisi è stata sovente presa di mira, criticata, attaccata. Tra i suoi numerosi detrattori bisogna annoverare gli autori di un voluminoso libro pubblicato prima in Francia e ora in Italia, Il libro nero della psicoanalisi, il cui obiettivo esplicito -tramite una polemica talmente veemente da risultare a tratti persino rozza- è screditare la teoria freudiana destituendola di ogni valore autenticamente epistemico e clinico.

L’anti-libro nero della psicoanalisi

L’anti-libro nero è la risposta a tale attacco; uscito a cura di Jacques-Alain Miller (studioso cui Jacques Lacan lasciò la cura di tutta la sua opera, scritta e orale) viene ora presentato con l’aggiunta di alcuni significativi contributi di studiosi italiani e con un intervento della più autorevole esperta francese di storia della psicoanalisi, psicoanalista a sua volta, Elisabeth Roudinesco. Il contrattacco ci consente di vedere in controluce la reale posta in gioco in questa polemica: gli autori del Libro nero, infatti, non sono che i portabandiera delle terapie cognitivo-comportamentali, e attraverso queste, e attaccando la psicoanalisi, assecondano la tentazione di ogni burocrazia e di ogni Stato di appoggiarsi a metodi quantitativi, a statistiche e a valutazioni «scientifiche» capaci di offrire regolamentazioni con cui far funzionare l’apparato sociale.

Se questo è comprensibile in tanti settori della vita umana, è invece assurdo e paradossale in altri campi che investono l’essere umano nel suo intimo più profondo, là dove egli non è più solo un numero da educare o riadattare, ma un soggetto, con la sua parte di inconscio da riconoscere ed eventualmente da curare. Quello della mente, come quello dell’amore e della fede, è uno di questi campi. Esso esige un’attenzione e un rispetto particolari, in grado di tener conto della dimensione di un «altrove», che lo si chiami «inconscio», «grande Altro», «mistero» o «Dio»”.

 Il 4 novembre 1899 veniva pubblicata L’interpretazione dei sogni, che può venir considerata il vero e proprio manifesto della psicoanalisi; secondo Freud il sogno é una delle manifestazioni dell’inconscio, la quale -se opportunamente interpretata- permette di accedere ai contenuti repressi ed al modo di funzionare dell’inconscio stesso.

Sigmund Freud aveva certamente ragione e notevole merito nel richiamare l’attenzione sull’aspetto non cosciente dell’uomo e sul suo ruolo fondamentale. Aveva anche ragione nel mettere a punto un metodo di analisi di tali contenuti (interpretazione) in ambito clinico. Per quanto riguarda la psicopatologia, lo schema generale di Freud imperniato sul trauma è ancora attuale e tuttavia altri concetti come quello di mancanza (Bion) e di attaccamento (Bowlby e Balint) si sono affiancati. Ciò non toglie che alcune delle sue conclusioni risentano ora del diverso clima culturale del nostro tempo, che ha sviluppato strade diverse, giungendo ad altre conclusioni.Le ricerche delle neuroscienze sono in grado di confrontare i fondamenti della psicoanalisi. Molto è stato tentato nella ricerca dei correlati cerebrali di questo o quell’aspetto del canone psicoanalitico e però entrare troppo nello specifico delle relazioni tra mentale e fisico non è la cosa più semplice, soprattutto per le difficoltà di individuare metodologie corrette. Comunque l’epoca in cui viviamo è lontana dalla società degli inizi del 1900 di Freud e gli effetti prodotti dall’era tecnologica e mediatica attuali sono del tutto differenti rispetto a quelli prodotti dal mondo dominato dai valori tradizionali a cui Freud apparteneva. Occorrono dunque nuovi strumenti e nuovi linguaggi per la mente di oggi e quindi vanno ridefinite le modalità e le metodologie di intervento in ambito sia teorico che clinico. Seguendo la lezione di Albert Einstein il soggetto che osserva (ricercatore, clinico, docente) va sempre incluso nell’ambito di studio sullo stesso piano della realtà esterna ad esso, realtà esterna finora l’unica ad essere considerata oggettiva. Dunque non si tratta di rispondere alla domanda se la psicoanalisi sia efficace: certamente lo è in taluni casi. La vera domanda è se la psicoanalisi sia efficiente ed accessibile: in taluni casi risultati positivi si ottengono in minore tempo con altri approcci, che quindi sono più efficienti della psicoanalisi. Inoltre altri approcci sono più accessibili della psicoanalisi e quindi, per esempio, più utilizzabili nei confronti di settori più diversificati della popolazione e pertanto più versatili in particolare nell’ambito del servizio pubblico

 di MAURIZIO MOTTOLA

 da: http://www.agenziaradicale.com

Commento del dott. Zambello

  • Trovo che la questione psicoanalisi si, psicoanalisi no sia mal posta.  Mi interesso di psicoanalisi da quasi 30 anni e ogni volta che mi trovo davanti ad un paziente che mi chiede aiuto, mi chiedo sempre, come diceva appunto Balint, “che cosa mi sta chiedendo questo?”  Se riesco a capirlo, la domanda successiva è: “come lo posso aiutare?”.  Noi psicoanalisti possiamo proporgli una psicoanalisi, una psicoterapia più breve, molti di noi, come Freud è anche ipnotista, siamo medici, etc, ma il problema è: il paziente di cosa ha bisogno?  Cosa si può permettere?” Ho l’impressione che molti di questi “critici” della psicoanalisi in realtà  propongano altro dalla psicoanalisi,  perché hanno solo quello.

 

Video: Psicoterapia,quale? http://youtu.be/L_9XToGlyYM

 

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