Disturbo mentale, la silenziosa epidemia italiana

Disturbo mentale
Disturbo mentale

Disturbo mentale in Italia, alcuni dati epidemiologici.

In Italia il 7.3 per cento delle persone ha sofferto di almeno un disturbo mentale nell’ultimo anno. Il 18.6 per cento invece ha sofferto di almeno un disturbo mentale nella vita. La prevalenza nella vita dei disturbi d’ansia e dei disturbi depressivi sono risultate essere entrambe dell’11 per cento. Essere separati, divorziati, vedovi, ma anche disoccupati e casalinghe e avere una disabilità fisica i maggiori fattori di rischio. Soltanto l’1 per cento ha presentato un disturbo da abuso/dipendenza da alcool, ma quest’ultimo dato deve essere considerato con cautela. E’ possibile, infatti, che la tendenza a negare il problema, ma anche fattori legati alla tolleranza sociale, abbiano determinato la sottostima del fenomeno. In ogni caso l’Italia presenta, per quasi tutti i disturbi, tassi di prevalenza inferiori a quelli degli altri paesi europei.

Questi dati arrivano dal progetto europeo ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) al quale hanno preso parte sei paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Germania, Olanda e Spagna), realizzato nell’ambito della WHO World Mental Health (WMH) Survey Iniziative, al quale partecipano più di 30 paesi diversi

Disturbo mentale, quale?

I disturbi più comuni sono risultati essere la depressione maggiore e le fobie specifiche: un soggetto su dieci ha sofferto nel corso della propria vita di depressione maggiore, il 6 per cento degli intervistati ha soddisfatto nella vita i criteri diagnostici per la fobia specifica. Le donne hanno registrato un rischio tre volte maggiore di aver sofferto di un disturbo mentale nell’ultimo anno. Il rischio di un disturbo legato all’alcool è invece maggiore tra gli uomini. Essere separati, divorziati o vedovi è associato a un rischio doppio di disturbo depressivo nell’ultimo anno.  Anche la condizione di disoccupazione è associata a un rischio doppio di disturbo depressivo nell’ultimo anno, mentre la condizione di casalinga si associa a un rischio doppio per qualsiasi disturbo mentale. La disabilità fisica è associata a un rischio 8 volte maggiore. Nonostante la mancanza di significatività statistica, va segnalata una maggiore prevalenza di disturbi sia depressivi che ansiosi nel Sud e nelle Isole rispetto al Centro e al Nord. I soggetti con scolarità elevata sembrano essere meno vulnerabili alla depressione.

I dati dello studio ESEMeD rivelano che la percentuale di coloro che si sono rivolti almeno una volta a un servizio sanitario per un problema psicologico è molto bassa: circa il 3 per cento dell’intero campione studiato. In Italia esiste quindi un problema di sottoutilizzo dei servizi sanitari ed in particolare dei servizi per la salute mentale da parte di coloro che soffrono di disturbi mentali comuni. Tra coloro che hanno fatto ricorso al Servizio Sanitario il 38 per cento ha consultato soltanto il medico di medicina generale; il 21 per cento ha consultato soltanto uno psichiatra; il 6 per cento soltanto uno psicologo ed il 28 per cento ha consultato sia un medico di medicina generale che un professionista della salute mentale.

Terapie del disturbo mentale

Il 41 per cento delle persone affette da un disturbo mentale comune che hanno contattato un servizio sanitario ha ricevuto un trattamento esclusivamente farmacologico in monoterapia o in combinazione, il 15 per cento ha ricevuto un trattamento esclusivamente psicoterapico, il 29 per cento un trattamento combinato (farmacoterapia e psicoterapia) e ben il 14 per cento non ha ricevuto alcun trattamento.

Fonte: Ufficio stampa ISS – Epicentro 2008

da: http://it.health.yahoo.net

Video Del Dott. Zambello: Depressione e Psicoterapia

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