Psicoterapie, una grande offerta, quale scelgo e con chi?

Psicoterapie
Psicoterapie

Differenze teoriche e cliniche delle varie psicoterapie. Il dott. Schiraldi , Psicoterapeuta di Molfetta, ci fornisce un breve excursus  sulla  psicoterapia  come un metodo  per il  trattamento dei disturbi psichici. Su alcuni punti ho opinioni un po’ diverse dal dottore ma credo che il suo lavoro sia importante ai fini dell’informazione, della conoscenza di questo strumento terapeutico

Psicoterapie: differenze teoriche e cliniche

Secondo una definizione non esaustiva, per psicoterapia si intende un metodo di trattamento dei disturbi psichici e/o somatici fondato sulla relazione fra il terapeuta e il paziente.

Fin dalle origini in Medicina il principio che il medico, al di là della chirurgia e dei farmaci, utilizzasse la propria persona come strumento terapeutico tramite la sua presenza, il proprio orientamento, i suoi consigli e suggerimenti al fine di modificare una determinata situazione patologica, era cosa ampiamente nota e diffusa. Tanto che lo stesso Freud disse “ … la psicoterapia non è un metodo di cura moderno.

Al contrario, è la più antica terapia di cui la medicina si sia servita”. D’altronde, credo che nessun medico possa rinunciare ad una talvolta inconsapevole ma pur sempre esercitata “attività psicoterapeutica” nella quotidianità della sua professione; come pure ritengo che nemmeno i pazienti vogliano mai che il proprio medico abdichi a quella essenziale funzione psicoterapeutica che viene loro dispensata sotto forma di rassicurazioni, indicazioni, proposte di comportamenti e di modifiche dello stile di vita, ecc.

Senza nemmeno banalizzare, la nascita di una psicoterapia vera e propria si colloca allorquando si cercò di porre ordine, comprendere, prevedere e ricondurre ad una precisa tecnica e ad un modello teorico consolidato un intervento terapeutico centrato sul mondo interno e sugli eventi psichici, sia intellettivi e sia emotivi, del paziente.

Quindi, in estrema sintesi, scopo della relazione terapeutica è quello di migliorare la patologia ed alleviare la sofferenza, approfondendo la conoscenza del mondo interno e della sfera emotivo-affettiva e fornendo una chiave di lettura alternativa del malessere.

Esistono molte tipologie di psicoterapia, ciascuna facente capo ad un modello teorico, non facili da ricordare e tanto meno da enumerare, al punto da rendere quasi vano ogni tentativo di classificazione.

In linea molto generale, si possono però individuare alcuni elementi comuni a tutte le forme di psicoterapia:

1  Il setting, termine di origine teatrale più usato in psicoanalisi, rappresenta la scena su cui si svolge l’intervento terapeutico e quindi l’impostazione di base che governa la relazione fra terapeuta e paziente; è una sorta di rituale che si ripete secondo il modello di psicoterapia.

2 La parola e il linguaggio intesi come forma di comunicazione e di espressione delle proprie istanze intellettive ed emotive che possono assumere anche un importante valore simbolico.

3  La relazione emotiva che si instaura e si sviluppa fra terapeuta e paziente.

4  Il trasfert ossia il flusso di contenuti verbali e non, emozioni, richieste, bisogni, ed ogni altra rappresentazione psichica del mondo del paziente che, in maniera più o meno consapevole, da questi si rivolge al terapeuta; anche se è un processo di chiara marca psicoanalitica si verifica in tutte le forme di psicoterapia.

5 La capacità di modificare un determinato modo di pensare, sentire, percepire e comportarsi, pur tipico del modello cognitivo-comportamentale, è un altro aspetto centrale del trattamento psicoterapico stesso.

D’altra parte, sempre in maniera molto schematica, le psicoterapie possono distinguersi secondo la modalità di approccio in: individuale, di coppia, familiare, di gruppo. Un discorso a parte, che non è possibile affrontare adesso, merita la psicoterapia nell’età evolutiva.

Ciascuno di questi approcci comporta modalità diverse di stabilire il setting e di organizzazione e gestione della relazione terapeutica. Essi, di norma, richiedono una adeguata formazione in merito.

È fuori discussione che chiunque dovesse guardare dall’esterno o avvicinarsi a questo tema per la prima volta si senta piuttosto confuso davanti a siffatto panorama, che ho cercato di semplificare al massimo omettendo tanti altri pur importanti particolari. O addirittura se dovesse essere chiamato a fare una scelta non saprebbe proprio come orientarsi davanti a tale ginepraio.

E poi a chi rivolgersi per una psicoterapia? Allo psichiatra? Allo psicologo? Allo psicoterapeuta? Allo psicoanalista?

Cerchiamo di chiarire, a rischio di una eccessiva semplificazione, qualche concetto di fondo in modo da rendere meno oscuro e criptico l’accesso, almeno a livello di immaginazione, all’argomento.

Lo psichiatra è un medico che, avendo conseguito la specializzazione in Psichiatria, è abilitato all’esercizio della psicoterapia. Lo psicologo è un laureato in Psicologia che per poter esercitare la psicoterapia frequenta una scuola specifica secondo l’indirizzo prescelto. Lo psicoterapeuta è solitamente uno psichiatra o uno psicologo abilitato e formato alla psicoterapia; più raramente può essere anche un altro laureato purché sia legalmente abilitato all’esercizio della psicoterapia. Lo psicoanalista è solitamente uno psichiatra o uno psicologo che ha seguito una formazione specifica in psicoanalisi.

È assolutamente consentito chiedere al terapeuta che tipo di formazione abbia e quale indirizzo teorico-tecnico segua. Per altri versi bisogna farsi guidare dall’istinto: per esempio, il terapeuta deve ispirare fiducia ed è indispensabile creare una relazione di empatia.

Anche il problema della scelta della psicoterapia che, a prima vista, potrebbe sembrare insormontabile non lo è poi così tanto. In primo luogo, non vi sono ineccepibili evidenze scientifiche che un determinato orientamento teorico e tecnico sia assolutamente preferibile rispetto ad un altro. Di contro esistono riconosciute indicazioni per alcune patologie. Per esempio, è ampiamente noto in letteratura che la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un trattamento di elezione per il disturbo di panico. Per quelle che, con un termine oramai poco usato, erano definite nevrosi è suggerito un approccio psicoterapico di tipo psicodinamico.

È anche noto che certi tipi di psicoterapia, e la psicoanalisi in particolare, non sono indicati per alcuni disturbi psichiatrici come le psicosi e i disturbi bipolari gravi. Inoltre, dal punto di vista metodologico, i criteri per stimare i risultati delle psicoterapie e il tipo di strumenti usati per la valutazione sono tuttora circondati da un alone di variabilità e soggettività. Su questi ed altri quesiti sono in atto numerose ricerche in psicoterapia.

In sintesi, ritengo che il problema dell’indicazione alla psicoterapia, almeno nell’ambito di un disturbo psichico, debba essere lasciato allo psichiatra affinché possa fornire un indirizzo terapeutico come parte di un progetto più globale in cui, ovviamente, il paziente sia soggetto consapevole e partecipe e non relegato ad oggetto dell’intervento.

Concludendo questo breve ed incompleto excursus sulle psicoterapie, vorrei aggiungere qualche ultima considerazione. Ci si può domandare se la psicoterapia è efficace. Al di là di ogni risposta scientifica (più o meno convincente) penso che una parola importante possano dirla i “consumatori”, dato che l’esperienza umana che è indissolubilmente legata a quella del trattamento non sia meno importante e stimolante della psicoterapia stessa e possa essa stessa costituire una motivazione altrettanto significativa.

Infine, non bisogna dimenticare il valore di alcuni fattori fondamentali, tra cui vorrei ricordare soprattutto la relazione emotiva e la persona del terapeuta. Si è accennato alla dimensione empatica della relazione terapeutica che implica, da parte del terapeuta, un processo di continua identificazione e di dis-identificazione con il paziente ed i suoi problemi, in maniera tale da riuscire ad avvicinarsi e a comprendere l’altro come persona che soffre ma anche da rimanere se stesso non abdicando alla propria identità professionale per continuare ad esercitare la funzione terapeutica.

Quindi, un ruolo centrale riveste anche la persona del terapeuta che, oltre ad aspetti più squisitamente tecnico-professionali, dovrebbe raccogliere in sé anche ulteriori fattori “aspecifici” (ma non certo secondari) quali fiducia, calore umano, accoglienza, equilibrio, ecc., che contribuiscono non poco all’effetto positivo del trattamento psicoterapico.

di Cesario Schiraldi

da: http://molfettalive.it

Video del Dott. Zambello: Psicoterapia, quale?

http://youtu.be/L_9XToGlyYM

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